Garbagnate, tumore al seno: la speranza è in ospedale.
La senologia svolge un ruolo fondamentale nella diagnosi precoce e nella prevenzione delle patologie del seno, sia benigne sia maligne. Una professionalità sempre più importante nel percorso di cura delle pazienti. Per questo Il Notiziario ha intervistato la dottoressa Flavia Musco, direttrice della Chirurgia senologica dell’Asst Rhodense.
Dottoressa Musco, vuole presentarsi ai nostri lettori?
«Sono Flavia Musco e dirigo la Chirurgia senologica dell’Asst Rhodense dal 2024. Mi sono laureata in Medicina e specializzata in Chirurgia generale all’Università degli Studi di Milano. Ho lavorato in diversi ospedali, dapprima come chirurgo generale, per poi concentrarmi nel ramo che più mi appassiona: la chirurgia senologica. L’ultimo ruolo prima dell’attuale è stato quello di chirurgo senologo presso la Maugeri di Pavia. Sono mamma di tre figli: Leonardo, Francesco e Alessandro».
Come è arrivata alla scelta di fare il medico e poi di specializzarsi in chirurgia?
«Mi ritengo molto fortunata perché ho sempre desiderato fare il medico fin da bambina. Per me è un sogno che si realizza ogni giorno. La chirurgia mi ha affascinato perché è un mondo in cui non si può barare. Anche il rapporto con i pazienti, che è il cardine del nostro mestiere, è inevitabilmente più diretto».
Quali sono i dati più rilevanti per comprendere il problema del tumore al seno e il ruolo della Breast Unit?
«La donna ha un rischio cumulativo di sviluppare il tumore al seno nel corso della sua vita di circa una su otto. È una cifra da capogiro. Accanto a questo numero va però detto che la sopravvivenza a 5 anni in Lombardia si attesta intorno al 90%, una conquista impensabile fino a qualche anno fa. Una delle svolte epocali è stata la nascita delle Breast Unit. Sono centri di riferimento per la cura del tumore al seno dove ogni specialista – radiologi, anatomopatologi, chirurghi senologi, chirurghi plastici, oncologi, radioterapisti, fisiatri, psicologi, geriatri, medici nucleari, breast nurse, data manager, fisioterapisti, tecnici di radiologia e tecnici di anatomia patologica – è dedicato a questo tipo di patologia. Gli studi dicono che le persone curate in una Breast Unit abbiano una sopravvivenza aumentata del 18%. La Breast Unit dell’Asst Rhodense, diretta dal dottor Roberto Bollina, non solo rispetta gli standard richiesti da Regione Lombardia, ma sta lavorando per acquisire a breve una certificazione di eccellenza Eusoma. Abbiamo anche percorsi dedicati alle persone fragili. Esiste un percorso specifico per le pazienti geriatriche, che possono beneficiare di una valutazione multidimensionale geriatrica e di cure adatte a loro. La crescita della Breast Unit è stata possibile grazie alla Direzione strategica, in primis al dottor Marco Bosio, che ha sempre sostenuto i nostri progetti».
Come è composta l’équipe della Chirurgia senologica?
«La Chirurgia senologica è costituita, oltre che da me, da altre due chirurghe, la dottoressa Laura Pisoni e la dottoressa Elisa Arborio, e da due breast nurse, Silvia Giorgi e Marianna Crea. Credo che il nostro fiore all’occhiello sia la multidisciplinarietà e la collaborazione con i vari specialisti, oltre all’estrema attenzione alla persona presa in cura da noi. Un esempio: tutte le pazienti possono usufruire di un colloquio con i nostri psico-oncologi prima dell’intervento. Vengono, se lo desiderano, supportate durante tutto il percorso di cura e oltre».
Il tumore al seno riguarda anche gli uomini? In quale percentuale?
«Il tumore mammario maschile rappresenta meno dell’1% di tutti i tumori mammari. È spesso associato a mutazioni genetiche. È importante che, quando un uomo sente un nodulo mammario, si sottoponga a una visita senologica».
Garbagnate, tumore al seno: l’importanza della prevenzione
Che cosa può fare una donna per controllarsi e individuare eventuali problemi?
«Non esiste una vera e propria autodiagnosi. L’autopalpazione è sicuramente uno strumento prezioso, ma non sostituisce la necessità di sottoporsi a esami radiologici. Il gesto più importante che una donna può fare è aderire allo screening. È bene comunque iniziare con almeno un’ecografia mammaria dai 25 ai 35 anni».
Sono previsti visite ed esami preventivi?
«La prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce, è la chiave per la cura di questa patologia. È prevista la mammografia di screening annuale dai 45 ai 50 anni e biennale dai 50 ai 74 anni. Le pazienti vengono contattate tramite lettera. Dai 40 anni è indicato iniziare a sottoporsi alla mammografia».
La prevenzione si gioca anche nelle scuole?
«La prevenzione si gioca ovunque. Il nostro Dipartimento di prevenzione, diretto dalla dottoressa Franca Di Nuovo, è particolarmente attivo con eventi di sensibilizzazione sulla prevenzione primaria, cioè astensione da fumo e alcol, corrette abitudini alimentari e stile di vita».
Quali associazioni di volontariato collaborano con voi nella prevenzione e nell’assistenza alle pazienti?
«Le associazioni hanno un ruolo fondamentale nel processo di umanizzazione delle cure. Le pazienti devono sentirsi accolte e prese in carico nella loro completezza. Con la Breast Unit e l’Oncologia collaborano diverse associazioni, fra cui Cancro Primo Aiuto, Caos e Lilt. Abbiamo un ambizioso progetto che riguarda la prossimità delle cure e la sostenibilità sul territorio».
Quali sono gli hobby che riesce ancora a coltivare?
«Amo leggere, viaggiare e, avendo origini tarantine, amo il mare e in particolare le immersioni subacquee».
Quali sono le grandi novità introdotte negli ultimi anni nella cura del tumore al seno?
«Una delle grandi rivoluzioni culturali è stata quella di considerare questa patologia come una patologia della persona, non solo del seno. Per prima cosa, quindi, nelle nostre riunioni ci si chiede quale tipo di terapia possa proteggere ogni singola donna. Sono state introdotte molte nuove terapie, come l’immunoterapia e le terapie target. Noi chirurghi, quindi, nella maggior parte dei casi possiamo eseguire interventi sempre meno demolitivi, avendo sempre una grande attenzione per l’estetica. Anche nei casi in cui è necessario asportare tutto il seno, si programma contestualmente una ricostruzione insieme al chirurgo plastico».
Che cosa ci riserva il futuro nella lotta alle neoplasie mammarie?
«Le terapie saranno sempre più personalizzate: ogni donna avrà un percorso di cura su misura per lei, coinvolgendo anche la donna e i suoi bisogni nel processo decisionale. L’obiettivo è quello del 100% di sopravvivenza, ma per ottenerlo serve che ogni donna si sottoponga ai controlli radiologici previsti».
Ha un episodio significativo legato alla sua professione da raccontare?
«Il mondo è popolato da molte donne operate al seno che fanno le loro cure e proseguono la loro vita. Sono stata recentemente al matrimonio di Letizia, una mia splendida paziente ventiseienne che ho operato tre anni fa. Lei allora si è laureata in ingegneria mentre faceva la chemioterapia preoperatoria e adesso si è sposata, con uno splendido décolleté. È stata una grande emozione. La sua mamma mi ha ringraziato dicendomi che la cosa più importante che ho dato loro, sin dalla prima visita, è stata la speranza. Credo che ogni persona affetta da tumore al seno abbia bisogno di questo: di volti che la accompagnino nel percorso di cura, di professionalità al servizio dei suoi bisogni e soprattutto di speranza».





