“Siamo sconvolte. Non riusciamo a capacitarci di come sia possibile che nostro fratello sia morto e noi lo abbiamo saputo dopo un anno”. Manuela e Graziella Cappello, due sorelle di Uboldo, sono arrabbiate e amareggiate, oltre che affrante: “E' inconcepibile morire in quel modo – affermano – lontano dalla famiglia, che neppure è stata avvertita dell'accaduto”.
Massimo Cappello si è tolto la vita, a 52 anni, il 28 febbraio 2013. Un gesto insano, dettato dalla disperazione, consumato nella sua casa di Angera dove abitava con la moglie. “Nessuno, all'epoca, ci ha avvisato – racconta Manuela – Lo abbiamo saputo per caso da una nostra sorella che vive in Austria: ci ha telefonato qualche giorno fa per comunicarcelo, dopo averlo saputo per caso da nostra cognata. Avevamo perso i contatti con Massimo da oltre dieci anni, per incomprensioni familiari, ma non è ammissibile che nessuno dei suoi fratelli sia stato messo al corrente della sua morte. Di fatto non ci è stato consentito di partecipare al funerale, di vederlo e salutarlo per l'ultima volta. E chissà che cosa avrà pensato di noi la gente di Angera, dove avevamo lavorato per anni. Meritavamo di essere avvisate: deve per forza esserci una legge che impone di comunicare la morte delle persone ai familiari. Com'è possibile che né nostra cognata né le forze dell'ordine lo abbiano fatto?”.


