Una volta nella nostra società i sacerdoti avevano un ruolo fondamentale, un ruolo di confessori ma anche di saggi consiglieri, sempre tenuti al sacro obbligo del segreto.
Oggi questa religiosità si è in parte persa ma non è venuta meno la necessità umana di confidare i propri “segreti” a qualcuno.
E’ sempre più arduo, nella società dei telefonini, trovare un vero amico, così molte persone si rivolgono agli psicologi, anch’essi tenuti al segreto. Ma c’è una terza figura, meno costosa e più naif, che sta crescendo: quella dei baristi. Sì, la gente va al bar e, tra un caffè e uno “sbagliato”, si confida con l’amico barista raccontandogli i propri segreti. Il barista non è tenuto, per legge, al segreto, ma state certi che, se sa fare il suo mestiere, sarà più muto di una tomba su certe cose.
Ce lo raccontava un grande esponente di questa categoria (ovviamente senza farci nomi): “Viene al bar il marito e mi racconta di aver tradito la moglie; poi viene la moglie e mi racconta di aver tradito il marito. E io zitto, tengo tutto dentro di me, sorrido, e mi sento come un prete del nuovo millennio”.
Ma c’è un’altra figura che sta diventando sempre più importante nella nostra società, quella del cane di famiglia. C’è gente che tratta il cane come un figlio o come un vero amico: gli parla, si confida, gli racconta tutto. E i cani, per fortuna, sono imbattibili in fatto di mantenere i segreti. Ma pensate cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, i cani si mettessero tutti a parlare!
Piero Uboldi
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