di Stefano Di Maria
In un periodo in cui le serie israeliane vengono sospese o non trasmesse aspettando tempi migliori, per via della diffusa avversione verso Israele scatenata dalla guerra in corso, stava passando sotto tono A BODY THAT WORKS, a nostro giudizio uno dei migliori titoli del 2024 sfornati da Netflix. Nessun battage pubblicitario, neppure sui social, addirittura la serie non è stata indicata fra le uscite di giugno nel portale dedicato alla stampa. Come se non bastasse, il titolo nemmeno compariva fra le novità di Netflix.

Avendola vista, apprezzandone le qualità come vedremo nella nostra recensione, ci siamo domandati come fosse possibile tutto questo silenzio. Ma gli abbonati di Netflix hanno l’occhio lungo: ci vuole tempo, ma alla fine trovano i titoli più nascosti in catalogo e se valgono la pena il passaparola fa il resto. Così A BODY THAT WORKS è finita comunque nella top ten dopo qualche settimana dall’uscita, promettendo di scalare la classifica.
A BODY THAT WORKS è una serie televisiva creata da Shay Capon, Shira Hadad e Dror Mishani. Nel cast ci sono Yehuda Levi, Rotem Sela, Gal Malka e Lior Raz (famoso per FAUDA). È stato presentato in anteprima il 13 febbraio 2023 su Keshet 12 in Israele. Composto da otto episodi di circa un’ora, adesso viene distribuito a livello internazionale da Netflix.

A BODY THAT WORKS – La trama
Dopo anni di tentativi di avere un figlio, una coppia decide di provare con la maternità surrogata. Ma, quando si tratta di persone, tre è un numero complicato ed ecco che a complicarsi sono le vite di tutti loro.
Succederà quindi l’imprevedibile, con un altalenarsi di emozioni e stravolgimenti nei rapporti personali e nelle relazioni. Inaspettatamente, tutto sarà messo discussione, verso un epilogo imprevedibile quanto aperto.

A BODY THAT WORKS – La recensione
Diciamolo subito. A BODY THAT WORKS dimostra una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, l’alto livello della serialità israeliana, che qui tocca un tema spinoso: la maternità surrogata è un argomento che, se mal gestito, se nelle mani sbagliate, rischia di scivolare nel banale sentimentalismo. Non è questo il caso, grazie a una regia attenta a ogni personaggio, che non dà mai nulla per scontato e indaga le sfaccettature psicologiche dei protagonisti. Così, nel corso degli episodi, si notano la loro evoluzione, i cambiamenti che ne modificano comportamenti e scelte, talvolta radicali ma sempre giustificate. Di fronte alle loro decisioni e reazioni, viene spontaneo immedesimarsi chiedendosi: io avrei fatto altrettanto?
Il cast di attori brilla in ogni scena, c’è sintonia e si vede, ma alla base di quest’opera così convincente c’è la scrittura mai scontata, sempre credibile, che punta tutto sui sentimenti, sulle sensazioni, sui rapporti personali compromessi o rafforzati dalle decisioni prese (facili o difficili che siano).

A BODY THAT WORKS è una di quelle serie che non si dimenticano, che dopo i titoli di coda dell’ultimo episodio va metabolizzata, inducendo a riflettere sui tanti temi affrontati: la maternità surrogata è centrale, ma anche il disagio economico, la mancanza di dialogo in coppia, l’ossessione di avere un figlio a tutti i costi, l’adeguarsi alle aspettative della società, le ripercussioni della fine delle relazioni sui bambini. Tutti argomenti che potrebbero essere ulteriormente sviscerati in un’eventuale seconda stagione.
GIUDIZIO: 4/5
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