E’ stata rilasciata in questi giorni su Netflix, con tutte le sue quattro stagioni, L’AMICA GENIALE. Per chi non l’ha vista in tv o su Raiplay è l’occasione giusta per recuperarla. Creata e diretta da Saverio Costanzo, prodotta da Wildside e Fandango con Umedia per Rai Fiction, è una di quelle storie che rapiscono lo spettatore, affascinato dalle atmosfere descritte nel libro di Elena Ferrante e fedelmente rappresentate in una versione televisivo-cinematografica di grande effetto (le prime due puntate erano state presentate, con grande successo di pubblico e critica, al Festival del Cinema di Venezia)
Un’epoca in cui dominavano ignoranza, malaffare e maschilismo
“Papà, voglio andare alla scuola media”. “Non abbiamo soldi, devi lavorare”. “No, io voglio andarci”. E la piccola Lila viene scaraventata fuori dalla finestra. E’ una delle prime scene, che racchiude un tema centrale: l’istruzione nel dopoguerra, in un’Italia dove dominavano ignoranza, malaffare e maschilismo. Un periodo nel quale cominciavano a spargersi i semi del femminismo: sì, perché Lila, con la sua ribellione e volontà di studiare, aveva a modo suo cominciato a spezzare quegli schemi.

Per raccontare le vicende di Raffaella (Lila) Cerullo ed Elena Greco, due bambine degli anni Cinquanta che crescono in un rione popolare di Napoli, il regista è riescito a tirare fuori dalle sue protagoniste bambine e adulte, tutte attrici alla prima esperienza, quella spontaneità che le rende genuine, assolutamente credibili. Costanzo è attento a ogni dettaglio espressivo, catturato coi primi piani fatti di sguardi: quelli melanconici di Elena e quelli orgogliosi e di sfida di Raffaella. C’è il desiderio di riscatto da una realtà di povertà e violenza nei loro occhi, nelle loro mezze parole, nella grande amicizia che le lega: da quando trovano ispirazione nel romanzo “Piccole Donne” alla scuola, dove Lila dimostra di essere geniale, ai primi amori, alle lotte contro malavita e a quelle politiche delle stagioni successive. Coinvolgenti i dialoghi in napoletano stretto (sottotitolati) e grandiosa la scelta delle colonne sonore, che ben rendono le atmosfere raccontate nel libro della Ferrante.

Quando studiare era un lusso
Ma L’AMICA GENIALE non è solo la storia di un’amicizia, bensì il ritratto di un’epoca che sembra lontana anni luce dalla nostra: quella di quartieri dove c’era poco lavoro e poco da mangiare, dove a dominare erano famiglie ricche che usavano la sopraffazione, dove le ragazze non vedevano il mare a pochi chilometri perché non potevano uscire dal rione. Una società nella quale studiare era un lusso: “Ma che vai a studiare a fare? Qui c’è da lavorare!”, grida la madre alla figlia Elena, che a differenza di Lila riesce ad arrivare al ginnasio grazie al padre che si è fatto convincere dalla maestra. Diventerà una scrittrice.
Assolutamente da vedere.
IL NOSTRO VOTO
9/10
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