
di Stefano Di Maria
La parabola di DEXTER, personaggio che ha fatto la storia delle serie televisive, si è chiusa. Almeno così sembra, perché nel mondo seriale è tutto possibile. Ci sono voluti dieci anni per il reboot, però – è proprio il caso di dirlo – meglio tardi che mai. Già, perché ci era rimasta impressa nella mente la sequenza con cui nel 2013 si concludeva la stagione finale: prima dei titoli di coda, si vedeva un Dexter Morgan che sembrava avesse cambiato vita, mentre barbuto tagliava la legna in un bosco innevato.

Nuova vita, nuovi personaggi, nuovo sangue. DEXTER NEW BLOOD è ambientato in un paese sperduto, Iron Lake. Dopo l’assolata Florida, eccolo nello stato di New York, dove si è costruito un’altra identità. Riparte proprio da qui, a un decennio di distanza, il reboot della serie che ha appassionato per anni gli spettatori di tutto il mondo, rimasti orfani del giustiziere che giustificava le sue uccisioni con quello che chiamava “il mio passeggero oscuro”: un’indole omicida sfogata punendo con la morte i serial killer che la facevano franca. Dopo tanti anni nei quali è riuscito a tenere a bada i suoi istinti, l’ex anatomopatologo della polizia di Miami, che adesso lavora in un negozio di armi, sta per uccidere di nuovo. Soltanto che stavolta accanto a lui c’è Harrison, il figlio che aveva abbandonato a cinque anni ed è riuscito a trovarlo, vittima dello stesso trauma del padre: anche lui, avendo assistito all’omicidio della madre, ha il suo “passeggero oscuro”.

Michael C. Hall si conferma sempre a suo agio nei panni di Dexter, un ruolo che – negli altri suoi lavori – non è mai riuscito a scrollarsi di dosso. Un personaggio affascinante e pauroso a un tempo, tant’è che si finisce sempre col fare il tifo per lui. Replicando il copione di Miami, pure ad Iron Lake nessuno immagina di cosa sia capace. Nella mente di Dexter lo sa solo la sorella Debra, morta a causa sua, una presenza immaginaria che cerca di non fargli commettere errori e di arginare il suo “passeggero oscuro”. Notevole anche l’interpretazione del giovane Jack Alcott, che non aveva certo un ruolo facile nei panni del figlio Harrison: la sua interpretazione ci regala sequenze commoventi, che mettono in luce il grande senso di abbandono e l’intenso legame che lo lega al padre.

Il lavoro di scrittura si conferma di buon livello, anche se ci sono episodi più lenti di altri. Dopo una prima parte di stagione che introduce i nuovi personaggi e mostra la seconda vita del protagonista, il clima si surriscalda con l’ingresso di un serial killer e la tensione si fa altissima anche nell’ultimo episodio, dopo che al nono molti nodi sono già venuti al pettine.
DEXTER NEW BLOOD, diretto da Marcos Siega e trasmesso da Sky Atlantic (disponibile sui Now Tv), convince e non fa rimpiangere le prime stagioni, quelle meglio riuscite, anche se ovviamente non c’è più quell’effetto novità. I reboot suscitano indiscutibilmente perplessità (quello di SEX IN THE CITY insegna), ma Dexter si difende bene. In ogni caso questo show, che ha fatto scuola nella serialità televisiva, ci ha regalato un personaggio indimenticabile, al pari del Walter White di BREAKING BAD.
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