di Stefano Di Maria
A fine maggio Netflix ha pubblicato in catalogo ERIC, storia di un bambino scomparso e della disperazione dei genitori determinati a ritrovarlo. Una miniserie, creata e scritta da Aby Morgan e diretta da Lucy Forbes, che ha punti di debolezza e di forza, come leggerete nella nostra recensione, per certi versi coraggiosa e poco scontata: uno di quegli show che comunque, a dispetto dei suoi evidenti difetti, ha potenziale da vendere per fare presa sul grande pubblico, come dimostra il suo posizionamento ai primi posti della top ten da quando è uscita.
Qui sotto il trailer
ERIC – La trama
Ambientata a New York negli anni Ottanta, Eric è una nuova emozionante serie thriller di Abi Morgan che segue un padre alla disperata ricerca del figlio di nove anni scomparso una mattina mentre va a scuola.
Vincent, uno dei più famosi burattinai di New York e ideatore del popolare programma televisivo per bambini “Good Day Sunshine” fatica a superare la perdita del figlio Edgar e diventa sempre più angosciato e irascibile. Pieno d’odio verso se stesso e di sensi di colpa per la sparizione di Edgar, si aggrappa ai disegni del bambino di un mostruoso pupazzo blu di nome Eric, convinto che se ERIC apparirà in tv Edgar tornerà a casa.
Mentre il comportamento distruttivo di Vincent lo allontana dalla famiglia, dai colleghi di lavoro e dai detective che cercano di aiutarlo, sarà Eric, una conveniente illusione, a diventare il suo unico alleato nel tentativo di riportare il figlio a casa.

ERIC – La recensione
La miniserie targata Netflix ha un grosso deficit di partenza: il protagonista, Vincent, è insopportabile, il che non rende certo facile la visione. Altrettanto discutibile è la trovata dei dialoghi col mostro immaginario di Eric: è vero che è ormai diffusa la scelta degli sceneggiatori di serie e film di far affiancare i protagonisti da personaggi immaginari o defunti con cui dialogano come fossero reali, eppure qui c’è qualcosa che stona e rischia di allontanare chi si aspettava il classico thriller psicologico sulla scomparsa di un bambino. Se vi approcciate alla visione di ERIC interessati dalla trama, dunque, sappiate che ci sono questi due punti deboli o di forza, a seconda dei gusti e dei punti di vista.

Di sicuro pregio della serie sono le interpretazioni degli attori, tutti molto bravi: a partire da Benedict Cumberbatch, perfettamente calato nei panni dell’uomo disturbato, tossicodipendente e nevrotico; non proprio un padre modello. Convincente anche Gaby Hoffman: apprezzata per il suo ruolo in TRANSPARENT, qui veste i panni della madre del piccolo scomparso, provata da un matrimonio fallito e dal terrore che il figlio possa essere morto. A tenere sulle spalle tutta la vicenda poliziesca è l’altrettanto bravo McKinley Belcher III, a suo agio nel ruolo del detective nero che deve nascondere la sua omosessualità.

ERIC ha un evidente difetto di scrittura, che sembra voler allungare il brodo in sei episodi seppure non ce ne sia bisogno: tante le sottotrame di cui si poteva fare a meno, sullo sfondo di una New York rappresentata in un’epoca segnata da razzismo, violenza, pedofilia, povertà e omofobia. Tanti argomenti da trattare, anzi troppi, in un contesto thriller dove i voli pindarici sono di casa in ogni episodio. Tanto che a un certo punto si ha l’impressione di avere perso il bandolo della matassa e di ritrovarlo subito dopo, ma non certo per il ritmo e la tensione che ci aspetterebbe da una serie sulla scomparsa di un bambino. Vista la lentezza, serve non poca pazienza per arrivare alla fine di ogni episodio. Se poi torniamo all’antipatia che suscita il protagonista, possiamo benissimo dire che no, di questa miniserie non sentiremo la mancanza.
GIUDIZIO: 3/5
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