di Stefano Di Maria
Psichedelica, onirica e, al contempo, realistica come mai abbiamo visto una serie teen. Avevamo descritto così la prima stagione di EUPHORIA e i due episodi speciali trasmessi da Sky a dicembre 2020 e gennaio 2021. Ebbene, la seconda stagione mantiene alto il livello, riuscendo nell’esperimento di avvicinare il mondo degli adulti a quello dell’adolescenza in modo innovativo: mostrandolo senza filtri, quasi fosse un documentario, come suggerisce la voce fuori campo della protagonista: la bravissima Zendaya, la cui interpretazione di Rue le è già valso un Emmy e con tutta probabilità gliene farà conquistare altri.
La narrazione della generazione Z allo sbando
La premiata serie HBO, firmata da Sam Levinson con Zendaya, disponibile su Sky e Now, è un acclamato ritratto a luci al neon della generazione Z americana, raccontata in maniera cruda. Un cult che ha ridefinito completamente un genere, il teen drama, mai prima di EUPHORIA declinato con lo stesso coraggio.
Anche in questa seconda stagione, sempre ambientata nella città di East Highland, in California, c’è la diciassettenne Rue che lotta per trovare la forza di resistere alle pressioni derivate dall’amore, dalla perdita e dalla dipendenza dalle droghe. In questo nuovo capitolo ritroviamo volti nuovi e i personaggi del primo, ciascuno approfondito coi suoi tormenti e il mal di vivere di chi si trova allo sbando: Levinson li mostra senza censure, così come aveva fatto nella prima stagione, affrontando senza veli il tema del sesso, dell’amore possessivo, della dipendenza dagli stupefacenti, del sentirsi inadeguati e accettati dalla società. Stavolta l’autore non risparmia i genitori e le loro colpe: perché una generazione così perduta è anche frutto dei loro sbagli. Poco convincente risulta l’incipit di stagione, che ricorda il migliore Tarantino ma sembra più un azzardo che sostanza, non essendo funzionale alla storia.

Tra l’onirico e la realtà, uno show intimista
Rispetto a tante serie teen di oggi, EUPHORIA spicca per una narrazione a tratti disturbante, che mostra corpi nudi e usa un linguaggio crudo. Il tutto per rendere le vicende il più realistico possibile, ma a fare da contraltare sono frammenti onirici, frutto dei pensieri e degli incubi dei protagonisti. In particolare gli ultimi due episodi sono concentrati sullo spettacolo teatrale di Lexi a scuola, che ha voluto raccontare proprio le vicende di EUPHORIA sottoponendole al giudizio del pubblico: come in uno specchio, dunque, i protagonisti si vedono sul palcoscenico, reagendo ciascuno a modo suo. Si nota un grande lavoro del cast, della regia e della scrittura, ma un plauso lo meritano anche le onnipresenti colonne sonore.

Una televisione dal respiro cinematografico
Lo ripetiamo, siamo di fronte a un prodotto completamente diverso dalle serie teen classiche: questa è grande televisione, dal respiro cinematografico, che ci fa entrare nella mente di ragazzi figli di un’epoca che li rende insicuri e senza certezze. Il tutto rappresentato con una fotografia dai colori talvolta accesi e a tratti spenti (come le menti dei protagonisti), un montaggio dinamico e scattante (anche con brevi flashback che non fanno mai perdere il senso degli eventi) e uno script così realistico che sembra quasi da docu-serie. Non resta che attendere la terza, già annunciata, conclusiva stagione.
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