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FAUDA, serie di grande attualità di cui ieri è stata rilasciata la terza stagione.
Un titolo che dice poco o nulla, penalizzato dalla mancata campagna pubblicitaria che meriterebbe, ma che non può passare inosservato a chi ama le serie di qualità. Si tratta di un prodotto israelo-palestinese, a metà fra la spy-story e il thriller, che dimostra come le nuove produzioni seriali del Medioriente nulla hanno da invidiare a quelle europee e americane. Anzi, qui c’è una marcia in più: l’ambientazione nelle suggestive città di Israele e della Palestina: da Tel Aviv ai territori di confine, da Ramalla a Nablus, alla striscia di Gaza.

Nel pieno del conflitto fra i due Paesi, durante l’occupazione dei territori arabi,
vediamo come vengono orchestrati gli attacchi terroristici di Hamas e come li sventano (o almeno ci provano) l’esercito e i servizi segreti istraeliani.
Gli autori di FAUDA (in arabo “caos”) non parteggiano per nessuno: quasi in forma documentaristica, narrano gli eventi (frutto di fantasia ma molto più vicini alla realtà di quanto pensiamo)
con tecniche di ripresa in continuo movimento, catapultandoci in quella realtà come se la vivessimo lì in quei momenti, in quei posti.
Tanto più che tutte le scene in terra di Palestina sono in lingua originale araba e sottotitolate.
Vedere FAUDA è fare un tuffo in questo tormentato fazzoletto di Medioriente, facendoci prendere coscienza che nessuno è cattivo e nessuno è buono, ma anche di quanta sofferenza procuri la guerra alle famiglie di una fazione e dell’altra.
Foto: Gossip Tv Magazine / The Times of Israel