di Stefano Di Maria
Dopo anni da una prima stagione di pregio ma di cui si è parlato troppo poco, ecco tornato BLOCCO 181 sotto una nuova veste, che per ragioni di marketing internazionale strizza l’occhio a GANGS OF LONDON E GANGS OF OSLO. Ma anche se dietro al titolo c’è un’indubbia operazione commerciale degli Sky Studios, la sostanza è che si tratta di un’altra serie di ottimo livello qualitativo, come vedremo dalla nostra recensione in anteprima di tutti gli otto episodi.
Lo show, ambientato tra le periferie multietniche del capoluogo lombardo, è una in-house production Sky Studios, prodotta con TapelessFilm e Red Joint Film, in programmazione su Sky e in streaming solo su Now. In otto episodi diretti da Ciro Visco (GOMORRA – LA SERIE, DOC – NELLE TUE MANI), anche co-sceneggiatore, la serie vede la collaborazione del pioniere del rap italiano Salmo in qualità di supervisore musicale della colonna sonora nonché di attore.
Qui sotto il trailer ufficiale di Sky
GANGS OF MILANO, LE NUOVE STORIE DEL BLOCCO – La trama
Nel Blocco, gli scontri tra bande vedono confrontarsi da un lato Bea, divisa tra il suo ruolo di Segundera e la speranza di una vita normale, e dall’altro Mahdi, che cerca in ogni modo di coprire il vuoto lasciato da suo zio. Fra di loro, una banda di ragazzi giovani e sfacciati, la Kasba: multietnica, rumorosa, incontenibile. A guidarli ci sono Zak e Nael, due ventenni di origine araba determinati a farsi strada, nella musica come nella vita. I ragazzi della Kasba passano il tempo tra esibizioni trap, microcriminalità e scontri con gli abitanti. Nessuno li spaventa, non temono nemmeno Mahdi e i suoi, che cercano faticosamente di tenerli a bada.
Il ritorno in città di Ludo, ferito e perso dopo un evento di cui si addossa le colpe, porta lui, Bea e Mahdi a fare i conti con quel legame che ognuno, a modo suo, cerca di negare. Ma insieme sono più forti: così tra vecchi amici e nuovi nemici, la pressione delle aspettative e una vita che sembra giocare con loro come fossero pedine, tre amici-amanti si uniscono di nuovo in un’avventura senza esclusione di colpi.
GANGS OF MILANO, LE NUOVE STORIE DEL BLOCCO – Recensione
Dov’è la Milano da bere? Certo non in questa serie, che vuole mostrare una città ben diversa: quella che non si vede, delle periferie violente, degli affari di droga siglati nei bar di City Life, dei ricchi e potenti che perdono smalto e lucentezza quando si scontrano con le bande dei rioni popolari e della kasba (che differenza c’è, alla fine, a parte l’abito e il conto in banca?). Dalle nuove storie di quello che era stato il BLOCCO 181 della prima stagione emerge la piega che ha preso la città, dove a contare sono solo il potere e il denaro, con le bande di giovani extracomunitari che – sentendosi più forti nel branco – cercano di riscattarsi da una società indifferente scegliendo l’illegalità al pari di chi è italiano ma vive ai margini come loro.

Sono tanti i temi delle violente vicende narrate dalla serie: il razzismo, l’amicizia incondizionata, l’amore libero (quello di Bea, Ludo e Mahdi, che si riscoprono dopo anni con una chimica pazzesca), lo sfruttamento lavorativo in fabbrica e nei locali della prostituzione, le occupazioni abusive delle case. Nessuno di questi viene scandagliato, ma resta in superficie. Del resto non c’è il tempo: tutto corre veloce in GANGS OF MILANO, fra alleanze, tradimenti e vendette sviscerati da una scrittura e una regia che non concedono tregua soprattutto negli episodi finali. Sullo sfondo il Duomo, Galleria Vittorio Emanuele, piazzale Cordusio e non meglio precisati fabbricati popolari delle periferie (in realtà i set erano in gran parte a Torino).
Laura Osman, Alessandro Piavani e Andrea Dodero sono più maturi rispetto alla prima stagione: hanno i rispettivi ruoli cuciti addosso tanto sono convincenti, perfettamente nella parte. I loro personaggi, alla ricerca di vendetta per avere perso un loro caro, si ritroveranno affiatati come e quanto anni prima: quando sono insieme è come se tutto fosse possibile.

Ma è il sesto episodio a lasciare il segno, con protagonista SALMO e un sempre bravissimo Alessandro Borghi. Il celebre rapper, che nella prima stagione di BLOCCO 181 aveva già dimostrato sorprendenti doti recitative, qui dà il suo meglio: tenendo per un’ora tutto l’episodio sulle sue spalle, incarna un uomo disilluso, che ha perso tutto e conduce una vita da automa, fino a quando gli capiterà qualcosa di inaspettato. Sessanta minuti di cinema dark, solo in apparenza distaccato dal contesto della serie, cui in realtà resta saldamente legato.
La speranza è che LE NUOVE STORIE DEL BLOCCO proseguano: da com’è finita questa stagione c’è ancora molto da raccontare.
VOTO: 3.5/5
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