di Stefano Di Maria
Dopo due serie di Harlan Coben poco riuscite, almeno dal nostro punto di vista, Netflix ha rilasciato per gli appassionati di gialli e thriller GLASKUPAN, LA CUPOLA DI VETRO, ispirato a un romanzo di Camilla Lackberg, che ha tutte le carte in regola per lasciare il segno: di produzione scandinava (il che è sempre una garanzia), è infatti uno show raffinato, ben costruito, che cattura l’attenzione avvolgendo lo spettatore in un mistery che svela le sue carte solo alla fine.

GLASKUPAN, LA CUPOLA DI VETRO – La trama
In un villaggio svedese in bilico fra tradizione e modernizzazione, Lejla torna nella casa della sua infanzia causando tensioni fra gli abitanti del luogo. Per Lejla questo ritorno è segnato da qualcosa di molto più sinistro e intimidatorio di quanto non avrebbe mai potuto immaginare: da bambina è stata tenuta prigioniera da uno sconosciuto, rinchiusa sotto una cupola di vetro. Ora un’altra ragazza è scomparsa senza lasciare traccia.
Mentre Lejla indaga sul caso, deve anche affrontare i suoi demoni interiori e una parte della sua storia che ha cercato di dimenticare. Le analogie fra il passato di Lejla e la scomparsa della ragazza sono solo un’agghiacciante coincidenza? O la storia si sta ripetendo?

GLASKUPAN, LA CUPOLA DI VETRO – La recensione
Fin dalle prime sequenze, la miniserie Netflix introduce la storia nelle classiche piccole comunità dove si conoscono tutti e c’è sempre qualcuno che nasconde qualcosa di insospettabile. L’atmosfera scandinava è avvolgente: sembra quasi di percepire il freddo raggelante del villaggio al centro della vicenda.
Sono diversi i volti enigmatici e controversi dietro i quali potrebbe nascondersi l’efferato rapitore di bambini: lo show gioca proprio su questo, deviando i sospetti dello spettatore fino all’imprevedibile epilogo. E’ merito di una scrittura ispirata e di una regia che indugia sui personaggi indagandone le sfaccettature psicologiche ma sempre in modo fuggevole, instillando dubbi sulla loro genuinità e sulle loro reali intenzioni. Gli uomini non ne escono bene, con tutte le loro debolezze e manie, le donne invece sì: a partire dalla protagonista Lejla che, pur traumatizzata da quanto le è successo da bambina, dimostra coraggio e determinazione nel cercare la verità salvando la piccola rapita.

Come nella migliore serialità scandinava, GLASKUPAN, LA CUPOLA DI VETRO è ben recitata e caratterizzata da una messa in scena credibile e priva di forzature che richiedano la sospensione dell’incredulità. Unica pecca è non spiegare in modo convincente cosa muova il rapitore, cosa lo abbia spinto a rapire bambine. Un episodio in più non sarebbe stato superfluo.
IL NOSTRO VOTO:
3,5/5
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