di Stefano Di Maria
Se cercate una serie diversa dai soliti thriller, cupa e intrigante, HOUND’S HILL di Netflix fa per voi. Ambientata in Polonia, fa parte di quella serialità dell’Est europeo di grande qualità, dalla trama ricca di misteri e sfaccettature e con un buon approfondimento dei personaggi. Questa è la nostra recensione.

HOUND’S HILL – La trama
Mikolaj, scrittore di successo, ritorna a Zyborg per il compleanno del padre. Con lui c’è la moglie, giornalista investigativa, che quando un uomo viene trovato morto nei boschi inizia a indagare nel marcio della città di provincia per venire a capo del giallo. Mikolaj, intanto, è ossessionato dai fantasmi del suo passato, quando a Zyborg venne stuprata e uccisa la sua fidanzata: un delitto di cui fu incolpato il fratello con problemi mentali. Ma fu davvero così?

HOUND’S HILL – La recensione
La miniserie Netflix segue i due filoni narrativi, i risvolti dell’omicidio accaduto nel presente e i retroscena della violenza commessa nel passato, senza i classici canoni del mistery e del thriller: raramente c’è azione, il racconto si prende il suo tempo, eppure il mistero e la tensione dominano ogni sequenza. HOUND’S HILL ha una lentezza di fondo che rischia di allontanare lo spettatore che vuole tutto e subito, ma è proprio questa modalità di racconto a farne un piccolo gioiello seriale.

La scrittura ci fa entrare strettamente a contatto con Zyborg: i pub dove gli abitanti affogano nell’alcol segreti e menzogne, i boschi e specchi d’acqua immersi nel verde dove si consumano gli atti più efferati, le case teatro di drammi e tragedie familiari, i palazzi del potere in cui regna la corruzione. Ne esce il ritratto di un luogo dove si conoscono tutti, i cui abitanti sono costretti a far parte di un sistema perverso, dove a comandare è l’illegalità. Zyborg è caratterizzata dal degrado morale ma è anche capace di sprazzi di commovente umanità. Lascia il segno l’apprezzabile racconto animato che fa entrare lo spettatore nella mente di Sebastian obnubilata dalle droghe. Un espediente narrativo che non stona affatto col resto del racconto, anzi lo apre a nuove sfaccettature.
HOUND’S HILL è una storia di amore, violenza e vendetta, non proprio originale nei temi ma messa in scena con un grande cast e nel tipico stile delle cinematografia dell’Est europeo: è cupa, cruda e dominata da un profondo mal di vivere.
VOTO: 3,5/5
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