di Stefano Di Maria
Direttamente dall’Argentina è approdata su Netflix una miniserie che affronta temi importanti, comuni a molti, ma che non lascia il segno, anzi è una delle produzioni sudamericane più mediocri. Un’occasione persa, come si può evincere dalla nostra recensione.

IL TEMPO DELLE MOSCHE – La trama
Tratta da due libri di successo di Claudia Pineiro, la vicenda vede protagonista Inés, ex detenuta che è stata incarcerata per l’omicidio dell’amante del marito. Tornata in libertà dopo 15 anni, sbarca il lunario improvvisando un’impresa di disinfestazioni con un’ex compagna di carcere che cerca di farla desistere dall’accettare la proposta di una misteriosa cliente: fornirle del veleno che potrebbe uccidere qualcuno. Una richiesta dietro la quale si celano misteri e segreti legati alla protagonista.

IL TEMPO DELLE MOSCHE – La recensione
Cominciando la visione della miniserie Netflix si corre subito il rischio di confondere i due piani temporali: si passa dal presente al passato senza quasi riconoscere i flashback, una pecca che disorienta non poco lo spettatore. Altro difetto è la scarsa chiarezza nelle relazioni fra i vari personaggi, che rischia di far perdere il filo prima di riuscire a raccapezzarsi in qualche modo. Le carenze della scrittura sono evidenti, tanto che la miniserie corre il rischio di essere quasi subito interrotta e lasciata cadere nel dimenticatoio.

Oltre tutto, avere condensato due libri in sei episodi da mezzora lascia la sensazione che accada troppo in poco tempo, senza possibilità di conoscere nel profondo i personaggi e cosa muova le loro azioni. In IL TEMPO DELLE MOSCHE, infatti, non c’è quell’approfondimento psicologico che ci si aspetterebbe da un prodotto che affronta temi così impegnati: la giustizia, la condizione femminile e la solidarietà fra donne, nonché la lotta di classe in una società in cui abbondano i poveri che vivono alla giornata (associati alle insignificanti mosche del titolo).
Al netto di tutti questi difetti, rimane un fatto: che le due attrici principali, Carla Peterson e Nancy Dupláa, sanno tenere la scena, tanto più insieme, restituendo una prova attoriale coinvolgente. Verrebbe da dire che soltanto la loro presenza vale la visione, pur nella consapevolezza dei limiti di un prodotto non proprio godibile e certamente dimenticabile.
IL NOSTRO VOTO
6,5/10
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