di Stefano Di Maria
Così come per MARE FUORI, un’altra serie targata Rai passa a nuova vita grazie alla distribuzione di Netflix: LA LINEA VERTICALE, con protagonista Valerio Mastandrea, ha scalato le prime posizioni della top ten a pochi giorni dall’uscita. A dimostrazione che le potenzialità di questa piattaforma sono altissime, anche se a pagamento rispetto a Raiplay (che rientra nel costo del canone). Fra l’altro con molte chance in meno rispetto a titoli più o meno recenti: LA LINEA VERTICALE è del 2018, ma sempre attuale per i temi trattati.

Si tratta di una coproduzione Rai Fiction – Wildside, prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani, per la regia di Mattia Torre. Con Valerio Mastandrea (Luigi), Babak Karimi (Amed), Greta Scarano (Elena), Giorgio Tirabassi (Marcello), Paolo Calabresi (Costa), Ninni Bruschetta (Barbieri), Antonio Catania (Policari), Cristina Pellegrino (Giusy), Alvia Reale (caposala), Gianfelice Imparato (Peppe) e Federico Pacifici (Rapisarda).

LA LINEA VERTICALE – La trama
Luigi scopre di avere un tumore e per questo deve sottoporsi a un delicato intervento chirurgico. La serie si concentra soprattutto sulle vite dei pazienti, non solo quella di Luigi, ma anche dei suoi improbabili compagni di viaggio: un iraniano dalle convinzioni radicali, un ristoratore che sa tutto di medicina, un prete in crisi, un intellettuale taciturno, decine di anziani “cattivi perché in cattività”. E poi c’è il personale del reparto: dal professor Zamagna, chirurgo di fama e genio assoluto, nonché primario del reparto, fino ai vari addetti che convivono giorno dopo giorno in questo microcosmo fuori dal mondo, che ha regole e gerarchie proprie, e rapporti di forza che vengono messi alla prova ogni giorno.

LA LINEA VERTICALE – La recensione
La bellezza della serie targata Rai Fiction è la delicatezza con cui tratta i temi della malattia e della vita ospedaliera. Attraverso lo sguardo del super bravo Valerio Mastandrea, a nostro giudizio qui in una prova attoriale di gran valore, entriamo in un mondo, quello dell’ospedale, di cui tutti conosciamo approssimativamente le regole ma che, esplorato in profondità, riserva straordinarie e tragicomiche sorprese.

Luigi si ritrova da un giorno all’altro a combattere contro il male più temibile, una battaglia che riesce ad affrontare grazie alle persone da cui è circondato: in ospedale sono tutti operativi, tutti in lotta, ognuno con i propri mezzi. I medici e gli infermieri per curare i pazienti, i pazienti per guarire e per vivere la vita. Ne esce un ritratto agrodolce sul senso dell’esistenza, sui valori che contano, sulle cose semplici che diamo per scontate, sull’importanza del fare comunità nel sostenersi l’un l’altro nel momento del bisogno. Temi che ricordano un’altra grande serie targata Netflix, TUTTO CHIEDE SALVEZZA (di prossima uscita la seconda stagione), nella quale veniva affrontata la malattia mentale.

Ecco, quando le piattaforme sfornano show come questi non si può che essere orgogliosi delle produzioni italiane, spesso identificate nel calderone delle fiction tv da prima serata. Mai darlo per scontato: quando sono nelle mani giuste e con gli interpreti giusti, escono dal mucchio brillando come gemme.
GIUDIZIO: 3/5
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