di Stefano Di Maria
Dopo PRISMA, serie che ha suggellato la virata LGTBQ+ delle serie Prime Video come piattaforma inclusiva, è stata rilasciata il 20 giugno LOVE CLUB, altro show che dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – che le produzioni italiane non hanno nulla da invidiare al mercato estero. Prodotta da Tempesta, LOVE CLUB, di cui ci auguriamo un seguito grazie al format antologico con un filo conduttore, ha infatti un respiro internazionale al pari di PRISMA, da cui comunque si distacca perché con un’identità propria.

LOVE CLUB – La trama – Quattro storie queer con un comune denominatore
La miniserie, in quattro episodi di mezz’ora circa, rientra nel filone dei prodotti antologici, nei quali in ogni episodio viene approfondito un personaggio. A interpretarli sono Veronique Charlotte, Rodrigo Robbiati, Ester Pantano e Alessio Lu: c’è l’imprenditrice che ha paura di una relazione stabile e ha un rapporto difficile con la famiglia; c’è la ragazza siciliana (eterosessuale), traumatizzata dalla morte prematura del padre; c’è un ragazzo di colore affetto da una malattia mentale che gli impedisce di lavorare e relazionarsi correttamente in amicizia e in amore; c’è il figlio di immigrati cinesi che ha nascosto fino ad allora a se stesso il desiderio di esibirsi su un palco come drag queen, ostacolato in questo dal compagno violento (discriminazione nella discriminazione). A legarli è il Love Club, il locale milanese dove tutti possono sentirsi come a casa propria, come fosse una seconda famiglia (stavolta scelta).

LOVE CLUB – La recensione – Fra realismo e cura dei dettagli, una serie ambiziosa
Gli attori, in gran parte agli esordi e reclutati dalla comunità gay, hanno superato brillantemente la prova. Ogni sequenza di LOVE CLUB è preziosa, nulla sembra mai forzato, c’è una spontaneità che mette in luce il realismo della messa in scena. La naturalezza dei dialoghi, le storie di vita mai scontate, la fotografia che cristallizza la Milano delle periferie (ma non solo), la musica elettronica che catapulta lo spettatore nel club protagonista della miniserie quanto gli attori… Nell’opera del regista Mario Piredda è dosato quasi tutto al punto giusto, centrando l’ambizioso bersaglio: mostrare il bisogno di normalità del mondo LGBTQ+, che in locali come il Love Club riesce a essere se stesso, senza essere vittima di pregiudizi. Un mondo che si ghettizza? Può darsi, ma grazie a prodotti come lo show di Prime le diversità di genere escono dal loro guscio mostrando al grande pubblico persone normali, coi problemi, i desideri e la voglia di amare di tutti.

LOVE CLUB offre anche di più: ci sono i temi del razzismo e della malattia mentale, purtroppo solo accennati e non sviluppati come avrebbero meritato. Una pecca che si aggiunge a scene di sesso forse troppo esplicite, ma ormai – coi contenuti di film e serie tv in circolazione – non dovrebbe scandalizzarci troppo.
Se LOVE CLUB era una sorta di sperimentazione in quattro episodi, a nostro giudizio è riuscita bene, giustificando una seconda stagione con nuovi personaggi, favorita dalla formula antologica.
VOTO: 3/5
Trovate qui tutte le nostre recensioni
https://www.ilnotiziario.net/wp/serie-tv/
Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram




