di Stefano Di Maria
M. IL FIGLIO DEL SECOLO è la serie che sta dividendo pubblico e critica, una delle più viste di Sky Atlantic (che ha raggiunto il milione di spettatori). Tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega, presentata fuori concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, in co-produzione con Pathé, in associazione con Small Forward Productions, in collaborazione con Fremantle e Cinecittà S.p.A.
Per gentile concessione di Sky, abbiamo visto in anteprima tutti gli otto episodi, in streaming su Now Tv, e questa è la nostra recensione: promossa con lode.
Qui sotto il trailer ufficiale
IL FIGLIO DEL SECOLO – La trama. Un ritratto “pop” e con umorismo nero
La serie racconta l’ascesa politica di Mussolini e della sua creatura: il fascismo. Prima un movimento, poi un partito che Mussolini conduce fino al vertice del Governo italiano per sovvertire la democrazia e instaurare la dittatura. La serie offre un ritratto originale, “pop”, a tratti pregno di umorismo nero, dell’uomo che, pur avendo tradito ideali, persone e istituzioni, pur essendosi macchiato di atti di violenza inaudita, fece innamorare di sé l’Italia intera, diventandone l’incontrastato Duce.

IL FIGLIO DEL SECOLO – La recensione. Quando il teatro sposa il cinema nel piccolo schermo
Sfonda la quarta parete: fa questo la serie Sky Original. Succede fin dalle prime sequenze. Il protagonista, un irriconoscibile Luca Marinelli nei panni del Duce, parla con lo spettatore per rivelargli i suoi pensieri più inconfessabili e commentare le svolte della Storia. L’impatto disorienta chi non è abituato a questo genere di narrazione, peggio rischia di allontanare chi proprio non la sopporta. Ma nel caso di M. IL FIGLIO DEL SECOLO serve un approccio più aperto, più disponibile: il dialogo costante di Mussolini con lo spettatore è un escamotage per farlo entrare più in sintonia con le sue idee e i suoi pensieri, rendendolo consapevole di come sia stato possibile che un uomo di quello stampo abbia tenuto in pugno per un ventennio l’Italia. Per la prima volta nel piccolo schermo vediamo il teatro sposare il cinema come mai prima d’ora. Con un linguaggio contemporaneo, forse indirizzato particolarmente ai giovani abituati ai social.

La serie è grottesca e per questo senza pretese documentaristiche, eppure la scrittura di Stefano Bises e Davide Serino (con soggetto di serie e soggetti di puntata firmati da loro e da Antonio Scurati) racconta gli accadimenti che portarono Mussolini a impossessarsi dell’Italia e a fondare la dittatura in modo storicamente accurato, ampiamente documentato e testimoniato da più fonti.

La messa in scena è a dir poco perfetta, di un realismo storico che fa impallidire le fiction biografiche della Rai. Qui siamo a un livello largamente superiore e il merito è del notevole investimento produttivo e del regista Joe Wright (ottima la scelta di inserire nel montaggio immagini di repertorio), che in ogni scena amoreggia con un cast stellare. Spendere parole per Marinelli è quasi superfluo (vedere per credere), impressionante nella dizione, nella gestualità, nella postura, con quello sguardo e quell’espressione diabolica cristallizzata in primi piani indimenticabili. Merita un plauso anche la Margherita Sarfatti di Barbara Chichiarelli (già apprezzata in SUBURRA-La Serie, THE GOOD MOTHERS), ma sono altrettanto bravi e convincenti Paolo Pierobon (ESTERNO NOTTE, 1994) nei panni di D’Annunzio, Lorenzo Zurzolo (PRISMA, BABY) nel ruolo di Italo Balbo; e poi Francesco Russo, un Cesare Rossi eccezionale.

M. IL FIGLIO DEL SECOLO, senza dubbio candidata a restare negli annali della serialità italiana, è un atto di denuncia di tutte le nefandezze commesse dal fascismo. E’ come se volesse spiattellarle in faccia ai nostalgici e ai giovani che non ne hanno consapevolezza. Affinché ciò che accadde non abbia a ripetersi, soprattutto vedendo che tante dinamiche di allora sono replicate oggi: lo fa chi parla alla pancia della gente, spingendo sul malcontento e sul disagio sociale, additando presunti colpevoli e promettendo il cambiamento. Proprio come nel Ventennio, ma con modalità diverse.
VOTO: 5/5
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