di Stefano Di Maria
La terza stagione della serie MONSTER è per stomaci forti. Se già DHAMER aveva provocato disgusto e un senso di angoscia costante durante la visione, LA STORIA DI ED GEIN è potenzialmente ancora più disturbante, raccontando come un uomo semplice di Plainfield, nel Wisconsin, sia diventato il più grande mostro della storia.
Ryan Murphy e Ian Brennan, autori della rivoluzionaria serie antologica targata Netflix, hanno di nuovo fatto centro con uno show di horror psicologico fra i più agghiaccianti.
Qui sotto il trailer di Netflix
MONSTER, LA STORIA DI ED GEIN – Di cosa parla
Serial killer. Profanatore di tombe. Psicopatico. Nelle gelide campagne del Wisconsin degli anni ’50, un uomo solitario, all’apparenza cordiale e dai modi gentili di nome Eddie Gein vive tranquillamente in una fattoria fatiscente, nascondendo una casa degli orrori così raccapricciante da ridefinire l’incubo americano. Spinto dall’isolamento, dalla psicosi e da una completa ossessione per la madre, i crimini perversi di Gein hanno dato vita a un nuovo tipo di mostro destinato a tormentare Hollywood per decenni.

MONSTER, LA STORIA DI ED GEIN – La Recensione
Al di là delle scene più splatter o ripugnanti, la serie Netflix ha il pregio di indagare la mente del profanatore di tombe in ogni sia sfaccettatura, per rispondere alla domanda: i mostri nascono mostri o lo diventano? Quella che emerge, soprattutto dagli ultimi due episodi, è una verità più orribile di quanto si possa pensare: mostri si nasce per genetica ma sono anche creati… da noi.

Nel caso di Ed Gein è palese quanto la madre possessiva e autoritaria, un’integralista religiosa che addirittura non voleva che i figli si avvicinassero alle donne per non peccare, avesse devastato la sua crescita compromettendone l’equilibrio al punto da trasformarlo in un adulto schizofrenico. Ci sentiamo quasi in colpa, da spettatori, ad avvertire quasi una forma di empatia per Eddie quando prende consapevolezza di essere sbagliato: “Mi sento come un puzzle i cui pezzi non combaciano mai”, sentenzia fra le lacrime. A interpretarlo è un immenso Charlie Hunnam, che lascia a bocca aperta per com’è entrato nei panni dello psicopatico: la voce delicata, le movenze femminili mentre indossa l’intimo delle sue vittime, gli occhi che brillano d’amore anche se pare impossibile che possa provare questo sentimento un necrofilo e assassino armato di motosega.

I piani temporali del racconto non sono subito chiari, potevano essere gestiti meglio, ma la visione fila liscia quando si comprende che le storie parallele si riferiscono a Psyco, Non aprite quella porta, fino a Il silenzio degli innocenti: tutti film nei quali la macabra eredità di Gein ha dato vita a mostri immaginari modellati sulla sua immagine, alimentando un’ossessione culturale per la perversione criminale. Oltre a farci addentrare nella psiche del mostro, Ryan Murphy e Ian Brennan hanno voluto dimostrare come Ed Gein non abbia solo influenzato un genere, ma è diventato un modello per l’horror moderno. Facendoci interrogare sul perché siamo affascinati da queste storie cruente. Applausi.
IL NOSTRO VOTO
4/5
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