di Stefano Di Maria
Nell’arcipelago delle Azzorre è stata girata una delle poche serie portoghesi di Netflix, dal titolo italiano NEVE ALLE AZZORRE. Finita nella top ten mondiale, è una storia di riscatto, che pone l’attenzione sulla povertà degli abitanti delle piccole isole dell’Atlantico, che vivono di pesca da generazioni. Una serie d’azione e thriller, a tratti pulp e grottesca, creata e scritta da Augusto Fraga, prodotta da Ukbar Filmes e diretta da Tiago Guedes.

NEVE ALLE AZZORRE – LA TRAMA – Una vicenda ispirata a una storia vera
La vicenda raccontata trae ispirazione da una storia vera, successa nel 2001 a Rabo de Peixe, dove gli abitanti trovarono una grossa partita di cocaina che presero a consumare senza freni: in tanti finirono ricoverati in ospedale, altri morirono di overdose.
La storia è ambientata proprio nel villaggio di Rabo de Peixe, dove il giovane Eduardo (che vive di stenti col padre cieco) trova per caso una tonnellata di cocaina in un’insenatura nel mare. Per lui è l’occasione per pagare l’intervento che farà recuperare la vista al genitore e per rifarsi una vita coi suoi amici d’infanzia: deciso a trovare il modo per rivendere la droga, si ritroverà a sfiorare la morte perché la mafia siciliana vuole recuperare il carico di stupefacente andato perso, mentre la polizia è sulle tracce del gruppo di amici…
NEVE ALLE AZZORRE – LA RECENSIONE – Una scrittura che fa acqua ma non da tutte le parti
Lo show targato Netflix ha tutti i numeri per sfondare con lo streaming, ma non può essere considerato un capolavoro. A suo favore giocano gli spettacolari paesaggi dell’arcipelago della Azzorre, con il loro verde incantevole e il mare tempestoso su cui grava un cielo sempre grigio (quasi a voler simboleggiare le vite dei protagonisti). Gli attori principali, a cominciare da José Condessa, che interpreta Eduardo, sono bravi e affiatati, perfetti nel ruolo dei disadattati in cerca di emozioni e riscatto rispetto a una vita triste e priva di stimoli. Anche il comparto tecnico, tra fotografia e colonne sonore, funziona bene, così come la regia scattante, che non vuole mai annoiare né lasciare tregua allo spettatore: non mancano, infatti, le sparatorie e gli inseguimenti, con scene al limite del pulp.

Il problema è la scrittura che fa acqua, per fortuna non da tutte le parti. C’è l’incredibile disintossicarsi dalla droga in tempi record di certi personaggi, ma non quadra neppure il recupero della vista del padre di Edoardo con un semplice intervento (perdonateci lo spoiler!), e abbondano i cliché: dall’italiano in carcere, famoso per come cucina la pasta, al mafioso di turno (il pur bravo Francesco Acquaroli di SUBURRA).
Al netto di ciò, NEVE ALLE AZZORRE si lascia guardare per tutti e sette gli episodi da 50 minuti. Colmerà le sue lacune, si spera, magari con la seconda probabile stagione.
VOTO: 3/5
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