di Stefano Di Maria
Abbiamo scoperto con colpevole ritardo una serie di Apple Tv+ dal grande respiro cinematografico, epica nell’ambizione e profondamente intimista: è PACHINKO – LA MOGLIE COREANA. La storia inizia con un amore proibito e si trasforma in una saga travolgente, che si svolge fra Corea, Giappone e America. Un’indimenticabile show che Apple Tv+ presenta come “di guerra e pace, amore e perdita, trionfo e resa dei conti”. Concordiamo pienamente, come spiegheremo nella nostra entusiasta recensione della prima stagione (la seconda è in corso).
Qui sotto il trailer
PACHINKO, LA MOGLIE COREANA – La trama
La vicenda, basata sul best seller di Min Jin Lee, inizia negli anni ’30 del Novecento, quando la giovane Sunja s’innamora perdutamente di uno sconosciuto e rimane incinta. Lo scandalo, per la cultura coreana, minaccia di distruggere la sua famiglia: per proteggere la madre vedova, che gestisce una locanda, Sunja decide di sposare un uomo disposto a fare da padre al figlio a condizione che si trasferisca con lui in Giappone, nella casa del fratello.
Sunja si troverà così a scontrarsi con le restrizioni e la dura accoglienza del Paese che ha invaso la Corea. E si sente come una giocatrice di pachinko, un gioco d’azzardo giapponese nel quale vincere è molto difficile: serve un grande colpo di fortuna. La serie racconta la storia della ragazza e dei suoi discendenti, coprendo l’arco di un secolo e quattro generazioni.

PACHINKO, LA MOGLIE COREANA – La recensione
La serie, in otto episodi di circa un’ora, è una saga familiare epica. Il budget produttivo è stato notevole (13 milioni di dollari a episodio) e si vede in ogni dettaglio: le ricostruzioni storiche (per altro con grande cura nei dialoghi in tre lingue), i costumi, le location, la scelta del cast. In PACHINKO – LA MOGLIE COREANA, la cui realizzazione ha richiesto ben quattro anni, è tutto perfetto. Commuove, lascia senza fiato, coinvolge, suscita compassione, tenerezza e ilarità. Merito di un cast brillante, a partire dalle tre attrici che interpretano Sunja bambina, adulta e anziana, magistralmente interpretate e dirette da registi attenti ai dettagli, che si concentrano sui primi piani dei volti e indugiano sugli sguardi.

La vicenda è narrata su diversi piani temporali, dalla fanciullezza di Sunja alla sua vecchiaia nel 1989, in un alternarsi fluido e mai invasivo: ma non si tratta di semplici flashback, perché hanno più spazio del presente. C’è anche un episodio, il penultimo, che sembra completamente staccato dal contesto della trama, ma solo in apparenza: racconta le vicissitudini di un ragazzo durante il terremoto che colpì il Kanto in Giappone nel 1923, che si rivelerà essere uno dei protagonisti adulti.

PACHINKO – LA MOGLIE COREANA è un’esperienza immersiva a tutto tondo negli usi e costumi coreani e giapponesi nel corso di un secolo, seguendo le esistenze di una famiglia sempre impegnata a sopravvivere e a seminare per il futuro delle nuove generazioni. Concetto, questo, che si traduce nel presente, quando Solomon, il nipote arrivista di Sunja, si ritrova a fare i conti con la propria coscienza in virtù delle radici della nonna, facendo scelte che cambieranno il suo destino così come fece lei quando decise di non vivere più il suo amore lasciando la sua terra.
Notevoli, alla fine dell’ultimo episodio, le interviste a donne coreane molto anziane, che vivono in Giappone da quando aveva invaso la Corea. Le loro testimonianze rendono quella di Sunja una storia universale.
GIUDIZIO: 5/5
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