di Stefano Di Maria
La presunzione di giudicare senza vedere non è mai cosa buona. Succede anche nel mondo seriale, come dimostra QUI NON E’ HOLLYWOOD, fresco di uscita il 30 ottobre su Disney+. A nostro giudizio è la migliore serie italiana dell’anno, così ben costruita e interpretata che potrebbe essere un lungo film di quattro ore proiettato nelle sale cinematografiche. Dubbi ne avevamo, dobbiamo ammetterlo, ma sono bastate le prime sequenze per fugarli, focalizzando l’approccio del regista Pippo Mezzapesa: smentendo frasi fatte del tipo “speculano su un altro dolore”, non si è concentrato sulle modalità con cui si è consumato il delitto di Avetrana in sé – soltanto evocato – ma sulla psicologia dei protagonisti della vicenda e sulla denuncia del circo mediatico che dimentica le vittime per speculare sul loro omicidio.
Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, la miniserie prodotta da Matteo Rovere, produzione di Groenlandia, è basata sul libro inchiesta di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni “Sarah, la ragazza di Avetrana”.
Qui sotto il trailer
QUI NON E’ HOLLYWOOD – La vicenda
È il 26 agosto del 2010 quando Sarah, una giovane ragazza di 15 anni, scompare. Tutto Avetrano, sonnolento paese in provincia di Taranto, è in subbuglio. Soprattutto la cugina, Sabrina, che nella sua casa di via Deledda, proprio quel pomeriggio, l’aspettava per andare al mare. Sembra una fuga innocente, ma non lo è. Perché, mentre tutti la cercano, Sarah purtroppo è già morta. La troveranno, oltre un mese dopo, in fondo a un pozzo.
QUI NON E’ HOLLYWOOD – La recensione
Si capisce fin dalle prime battute su cosa vogliono concentrarsi gli autori: la spettacolarizzazione dei fatti di cronaca, cui si riferisce il titolo della miniserie “Qui non è Hollywood”, scritto da un anonimo writer sul muretto della villetta della famiglia Misseri. Certo un riferimento al circo mediatico ma, chissà, forse anche alla stessa Sabrina Misseri, che si sente una diva (tanto da truccarsi e vestirsi bene) quando esce dalla sua casa per rilasciare dichiarazioni alla stampa. E’ come se Sarah, dimenticata da tutti, fosse morta una seconda volta.
Si rivela vincente la scelta di dedicare ogni episodio a un protagonista: Sarah, che è come se avesse finalmente modo di farsi conoscere davvero, con tutte le sue fragilità e il suo bisogno d’amore; la cugina Sabrina, disposta a ucciderla pur di non farsi rubare il fidanzato; la zia Cosima, matrona severa e imperturbabile, che in casa detta legge anche al marito; Michele, un uomo debole, sottomesso alla moglie, pronto a finire in carcere al posto della figlia.

La forza di QUI NON E’ HOLLYWOOD è il cast: tutti gli interpreti sono quasi identici ai veri protagonisti (incredibili il trasformismo e la bravura di Giulia Perulli, Sabrina, e Vanessa Scalera, Cosima) e hanno capacità recitative che superano di gran lunga professionisti ben più noti e acclamati. Finalmente, ci viene da dire, una serie italiana in cui non si mangiano le parole e non ci sono forzature nell’interpretazione. Unica pecca sono i sottotitoli, che non traducono in italiano il dialetto ma lo lasciano tale e quale, il che limita in parte la comprensione di alcuni dialoghi.

La miniserie Disney+, che ha fatto molto parlare di sé per il blocco imposto dal giudice di Taranto su richiesta del sindaco di Avetrana (riuscito a far togliere il nome del paese dal titolo), in realtà non diffama la piccola cittadina del Salento: mette in discussione, piuttosto, noi spettatori, i giornalisti a caccia di scoop e i salotti televisivi, che parlano tanto di efferati omicidi dimenticando le vittime. QUI NON E’ HOLLYWOOD prova a ricordare Sarah con la forza dell’immaginazione, rendendole giustizia.
GIUDIZIO: 4/5
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