di Stefano Di Maria
Approcciarsi a SUPERSEX con l’istinto pruriginoso di vedere una serie con tanto sesso è sbagliato. Se questo è l’unico interesse, del tutto superficiale e senza nessuna aspettativa particolare, la delusione è dietro l’angolo già al primo episodio. Certo sesso ce n’è. E in abbondanza. Ma SUPERSEX, a dispetto del titolo accalappia streaming, è molto di più: è la biografia romanzata di un uomo tormentato, segnato da vicissitudini familiari di degrado e povertà, che ha cercato e trovato nel sesso il suo riscatto di vita ma senza la capacità controllarlo. E’ il ritratto di un’epoca in cui si cercava la libertà sessuale, dagli anni Settanta ai giorni nostri, cristallizzata dalle ambientazioni e incarnata dalle persone davvero importanti nella vita di Rocco: la madre Carmela, il fratello Tommaso e la cognata Lucia.

La serie, presentata in anteprima mondiale alla 74ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, nella sezione Berlinale Special, ha debuttato su Netflix il 6 marzo con sette episodi. Creata e scritta da Francesca Manieri, è prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment, una società del gruppo Fremantle, e da Matteo Rovere per Groenlandia, società del gruppo Banijay.
SUPERSEX – Non solo sesso. Una biografia spiazzante
Diretta da Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni, SUPERSEX è liberamente ispirata alla vita di Rocco Siffredi. La sua famiglia, le sue origini, il suo rapporto con l’amore, un racconto profondo che, fin dall’infanzia, ci svela come e perché Rocco Tano – un semplice ragazzo di Ortona – è diventato Rocco Siffredi, la pornostar più famosa al mondo.

Rocco, all’origine, non è che un bambino povero innamorato di due cose al mondo: Tommaso, il più grande e coraggioso dei suoi fratelli (Adriano Giannini), fidanzato con la ragazza più desiderata del paese, Lucia (Jasmine Trinca), e Supersex, un fumetto pornografico con un supereroe molto particolare. Quando in un’incredibile carambola del destino incontrerà davvero Supersex, Rocco scoprirà di avere il suo stesso superpotere, scoprirà che la sua vita può cambiare per sempre, che il suo superpotere è in grado di salvarlo dal difficile ambiente da cui proviene. Ma gli chiederà di pagare in cambio il prezzo più alto: rinunciare per sempre all’amore, o almeno così sembra.

SUPERSEX – LA RECENSIONE. Un racconto sul legame fra porno e vita
Diciamolo subito: Alessandro Borghi (SUBURRA, DIAVOLI) è fantastico, dimostrando con questa interpretazione la sua versatilità nel vestire i panni di qualunque personaggio. Ben calato nella parte del protagonista, è a suo agio in ogni scena. E’ convincente fin dalle prime sequenze della serie, perfetto nell’esprimere il tormento di un uomo prosciugato, che dalla vita ha avuto tutto ma non ha più entusiasmo per nulla, vittima di quel sesso compulsivo che lo ha reso una star del porno mondiale. Borghi è contornato da un cast di tutto rispetto: a cominciare da un Adriano Giannini altrettanto potente, che nel ruolo del fratello Tommaso raggiunge vette recitative di grande livello. Poi c’è lei, l’immensa Jasmine Trinca, una Lucia tanto dannata quanto sensuale e commovente, in cerca di una felicità che sembra sfuggirle sempre di mano.

Fra il presente e i flashback della vita di Rocco a Ortona e a Parigi (dove c’è un cameo col vero Siffredi che, seduto al tavolo di un ristorante, chiede una pasta al dente), SUPERSEX è un racconto che interroga il nesso tra porno e vita, la potenza del sesso e il legame con la morte: concetto più volte espresso nella serie. Attraverso la parabola della più famosa icona del porno vivente, getta una luce su come viene costruito il maschile, su quanto ancora oggi sia oggettivizzata la donna, e quanto desiderio e potere siano alla base delle relazioni tra uomini e donne. La serie Netflix, che si propone anche come lo spaccato di un’epoca, ha il difetto di non approfondire compiutamente l’industria del porno, presentata quasi come un mondo magico, dove tutto è permesso. Ma è comprensibile se si considera che gli autori hanno voluto concentrarsi di più sulla figura di Siffredi, su chi sta dietro la sua nudità, sui suoi tormenti psicologici piuttosto che sulle sue imprese sessuali (che sì, sono presenti ma non centrali). Ne esce il ritratto di un uomo bisognoso di amore ma che non è pronto a darlo e riceverlo perché irrisolto. Un uomo vittima di se stesso e schiavo del piacere. Da non perdere.
GIUDIZIO: 4 su 5
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