
di Stefano Di Maria
“Finché non prenderai coscienza, l’inconscio governerà la tua vita. E tu lo chiamerai destino”, ovvero: più ti sforzi di negare quello che è dentro di te, più forte sarà il tormento da dentro. Sta tutto in questa frase di Carl Gustav Jung, citata dal protagonista Jamie, il senso della terza stagione di THE SINNER, rilasciata da Netflix pochi giorni fa ed entrata subito nella top ten del colosso dello streaming.

Il terzo capitolo della serie ideata da Derek Simonds e prodotta da Jessica Beal (protagonista della prima stagione), racconta di Jamie Burns, un professore che ha la tipica vita perfetta: un lavoro che gli piace, insegnante in una scuola superiore, una moglie incinta, la tipica casa della provincia americana con il giardino e lo steccato. Tuttavia, complice il suo passato, non sente più nulla, non è più appagato (ma lo sarà mai stato veramente?). Così contatta un suo amico di studi, Nick, che lo aveva avviato alle emozioni forti, a suo dire al vero senso della vita: un’esistenza dove la morale se la crea l’uomo, senza imposizioni dal sistema e sentendosi davvero liberi, senza le finzioni imposte dall’ordine costituito. Concetti che travieranno la mente labile di Jamie anche a distanza di tanti anni, dopo che era fuggito dal compagno per la pericolosa china che avevano preso i suoi pensieri e per la cattiva influenza che aveva su di lui. Morto Nick in circostanze poco chiare dopo un incidente con lui in macchina, Jamie non riuscirà più a controllarsi, arrivando a uccidere. Ma il detective Harry Ambrose gli soffia sul collo e fra i due nasce un rapporto che trascende quello che si dovrebbe avere con un sospettato: i loro incontri sono fatti di dialoghi intensi, inseguimenti serrati, richieste di aiuto, fino ad arrivare a darsi reciprocamente fiducia in un gioco di scacchi mortale, che lascerà una scia di sangue.

Di storie crime in cui si crea empatia fra il sospettato e il detective se ne sono viste tante, ma qui è diverso: il legame del tenente Ambrose con l’assassino è intenso, viscerale, ha un che di morboso; il poliziotto, suo malgrado, è consapevole di comprendere perfettamente il senso di solitudine e di paura che grava nella mente della sua preda. Un disagio esistenziale che li accomuna e che il poliziotto ha sempre tenuto nascosto anche a se stesso. Jamie lo ha capito perfettamente e fa leva su questo legame psicologico proiettando su Ambrose l’ascendente che aveva su di lui l’amico Nick.
Dopo una prima stagione superba e una seconda poco convincente, THE SINNER torna ai fasti dell’esordio, se non addirittura superandolo: per l’originalità della trama thriller che vira all’introspezione, per il perfetto incastro dei flashback e per le interpretazioni. Brillano nel cast Bill Pullman, perfetto nel ruolo del detective che conosciamo da anni, il comprimario pazzoide Matt Bomer e Jessica Hetch, nel ruolo della pittrice Sonya, a sua volta affascinata dalla mente malata di Jamie. Unica pecca: la prevedibilità di alcune situazioni, ma di fronte a tanta qualità è un dettaglio trascurabile. Alla fine della visione degli otto episodi resta impressa nella mente l’ultima scena: liberatoria e angosciosa a un tempo. Un ottimo antefatto per la quarta stagione.
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