di Stefano Di Maria
Chi poteva prevedere che un thriller di Harlan Coben avrebbe scalzato dal primo posto della top ten di Netflix, addirittura per settimane, BERLINO, l’attesissimo spin-off de LA CASA DI CARTA? E’ successo anche questo nel mondo seriale del nuovo anno, che vede UN INGANNO DI TROPPO (titolo originale FOOL ME ONCE) saldamente in prima posizione.
Uscito l’1 gennaio sulla piattaforma a stelle strisce, questo nuovo adattamento della prolifica scrittura di Coben, di un libro di molti anni fa, ha conquistato il pubblico mondiale con una trentina di milioni di streaming. E l’Italia non fa eccezione. Vediamo perché nella nostra recensione.

UN INGANNO DI TROPPO – La trama
Maya Stern (Michelle Keegan) cerca di superare il brutale omicidio del marito Joe (Richard Armitage), ma quando installa un baby monitor per tenere d’occhio la figlia, resta scioccata nel vedere in casa un uomo che riconosce: il marito che pensava fosse morto…
Mentre conduce le indagini sull’omicidio di Joe, il sergente Sami Kierce (Adeel Akhtar) si trova anche ad affrontare i suoi stessi segreti. Intanto i nipoti di Maya (Abby e Daniel) cercano di scoprire la verità sulla morte della propria madre qualche mese prima. I due casi sono collegati? UN INGANNO DI TROPPO segue questi personaggi in un’emozionante ricerca della verità, che porterà alla luce scioccanti segreti e cambierà la loro vita per sempre. Joanna Lumley interpreta Judith Burkett, la madre protettiva di Jo, che sembra avere un ruolo non di poco conto nella vicenda.
UN INGANNO DI TROPPO – La recensione
La nuova miniserie tratta da un’opera di Harlan Coben ha tutti gli ingredienti per piacere agli appassionati di thriller, mistery e gialli. Fedele al libro, è ben interpretata, grazie a un cast che vede brillare i protagonisti quanto i comprimari, e ha una scrittura che porta avanti la trama senza tanti fronzoli: quel che conta sono i colpi di scena, l’azione, il ritmo che non lascia un attimo di tregua. Sotto certi aspetti la serie non è granché innovativa, per esempio nel classico cliffhanger alla fine di ogni capitolo, di cui in realtà non ci sarebbe bisogno con tutto quello che succede nei singoli episodi. Fin troppo, verrebbe da dire. Troppi personaggi, troppe storie che s’intersecano: inizialmente lo spettatore meno attento faticherà a seguire le vicende. Se si vuole seguire la serie, dunque, conviene mettersi comodi e prestare attenzione. Una puntata tira l’altra, fino all’imprevedibile epilogo che lascia senza l’amaro in bocca, tanto è sorprendente e inimmaginabile.

Ma UN INGANNO DI TROPPO è anche altro. Contiene tutta una serie di temi che inducono alla riflessione, anche se a dire il vero nessuno di questi viene approfondito in modo esaustivo (del resto, con una vicenda così complessa da portare avanti, non ce n’è proprio il tempo): dagli interessi di Big Pharma all’omosessualità, dallo stress post-traumatico (di cui soffre Maya, ex soldatessa in Iraq) all’adozione, dalla fiducia che dovrebbe essere incrollabile in un matrimonio ai segreti che finiscono col condizionare le persone che stanno attorno.

Richard Armitage, già presente in altre produzioni made in Coben, è qui scarsamente presente: non ha il tempo di farsi notare come la protagonista Michelle Keegan, bella e davvero brava sul set, che a noi per certi versi ricorda Jennifer Lopez. Particolarmente toccante la storia dei fratelli che trovano il fratellastro adottivo e del loro incontro, anche se è poco credibile che ci siano riusciti semplicemente utilizzando Google e i social. Per il resto, la trama fila liscia e non richiede la sospensione dell’incredulità. Tutte caratteristiche che fanno annoverare UN INGANNO DI TROPPO fra le migliori produzioni Netflix uscite finora dal multimilionario contratto con Harlan Coben.
GIUDIZIO: 3/5
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