di Stefano Di Maria
Nel giudicare una serie televisiva contano di più le emozioni suscitate e la capacità di far riflettere o, piuttosto, le incongruenze, i vuoti narrativi e i limiti di scrittura? E’ il quesito che ci poniamo dopo avere visto la prima stagione e la prima metà della seconda stagione di UN PROFESSORE, ispirata alla serie spagnola MERLI’, che andrà in onda ancora per tre settimane su Raiuno (ma è visibile anche su Raiplay). Un po’ tutto, verrebbe da rispondere, ma nel caso in questione bisogna considerare il fatto che la fiction sia stata prodotta e trasmessa da una tv generalista, per giunta sulla rete ammiraglia della Rai, poco avvezza a osare. Dunque i limiti sono immaginabili quanto prevedibili, ma a pesare sul piatto della bilancia ci piace che siano più il coinvolgimento emotivo, la recitazione, la naturalezza con cui è facile identificarsi. Dunque per noi la promozione c’è, ma quel che non va non si può nascondere facendo finta di niente.

UN PROFESSORE – La trama
Dante Balestra è un professore di filosofia anticonformista e affascinante, tornato a Roma dopo anni di assenza per occuparsi di suo figlio Simone, dal momento che l’ex moglie si sta trasferendo per lavoro a Glasgow. Dante arriva al liceo Leonardo da Vinci, insegna in modo eccentrico il pensiero dei grandi filosofi e aiuta gli allievi a ragionare con la propria testa. Alcuni colleghi lo trovano irritante, ma grazie a lui Socrate, Nietzsche, Epicuro e gli altri grandi pensatori non sono capitoli di polverosi manuali di filosofia, ma compagni di viaggio che aiutano a risolvere i piccoli e i grandi problemi della vita. Dante è anticonformista e rivoluzionario, il figlio Simone è rigido e non ha mai infranto le regole. Ad avere rovinato il loro rapporto, rendendolo burrascoso, è un segreto che si scoprirà centellinandolo nel corso della narrazione.

UN PROFESSORE – Cosa non va
Cominciamo da cosa non funziona. Non è pensabile che un professore possa avere in classe il figlio, considerato che il suo giudizio non potrebbe mai essere obiettivo. Altrettanto inverosimile è che possa far uscire quando vuole i suoi allievi per tenere lezioni all’aperto, nei luoghi simbolo della città: qui si potrebbe aprire un capitolo sui biglietti che dovrebbero essere pagati seduta stante (da chi?) per lezioni che traslocano in un baleno dall’aula al Colosseo o nei musei. Né è credibile che un insegnante possa lasciare gli studenti in classe per correre sul posto di lavoro della sua amata per chiarire una questione personale. (Non) sorvoliamo anche sul fatto che nel liceo sembra esserci solo la classe protagonista delle vicende narrate (è stato parzialmente posto rimedio nella seconda stagione), tanto più che gli insegnanti siano sempre gli stessi, cinque o sei in tutta la scuola. Altrettanto incredibile è che un detenuto in prova possa lasciare la biblioteca scolastica dove lavora per andarsene in giro a raccogliere i soldi del pizzo per conto della mala (pardon, spoiler). C’è poi l’improbabile vicenda di un vecchio boss mafioso che ha sempre lo stesso “soldato” al suo fianco e recluta un adolescente trattandolo come fosse un adulto, botte e minacce comprese.

UN PROFESSORE – Cosa funziona
Per vedere UN PROFESSORE, quindi, serve la sospensione dell’incredulità, lasciandosi trasportare più dalle vicende dei protagonisti, che spaziano dall’omosessualità, quasi mai esplicitamente dichiarata nella prima stagione (nemmeno con il coming out di Simone coi genitori) allo sbocciare delle prime tormentate relazioni, dal fenomeno degli hikikomori, il rinchiudersi in camera senza mai uscirne, alla disabilità. Indiscutibile la bravura di Alessandro Gassman nel ruolo di Dante, professore che insegna ai suoi allievi il pensiero dei filosofi legandolo sempre alla loro realtà per renderlo meglio comprensibile: questa serie è l’ennesima riprova delle sue doti attoriali comiche e drammatiche. Magnifica Claudia Pandolfi, che recita sempre con naturalezza, non è mai forzata: fra la sua Anita e Dante c’è chimica e si vede. C’è chimica, ma solo in termini di amicizia, anche fra Manuel e Simone, nei cui rispettivi ruoli sono perfetti Damiano Gavino (star dell’ultimo film di Ozpetek “Nuovo Olimpo”) e Nicolas Maupas (famoso per il suo Filippo di MARE FUORI).
UN PROFESSORE, al netto delle sue contraddizioni e incongruenze, è un ottimo prodotto di intrattenimento: sono tante le emozioni dietro l’angolo (preparate i fazzoletti), parecchie le storie con cui ci si può identificare e di notevole interesse i temi giovanili affrontati, specchio di una generazione che vediamo confrontarsi con un mondo di adulti altrettanto problematico.
GIUDIZIO: 3/5
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