di Stefano Di Maria
Con la terza e ultima stagione, si è conclusa su Netflix la saga di VIKINGS VALHALLA, che in questi anni le ha provate tutte per appassionare e consolare i fan dell’originale VIKINGS, ma senza riuscirci appieno. Questo nuovo capitolo, composto da otto episodi di circa 50 minuti, chiude il cerchio senza le buone premesse degli altri due: l’impressione è che si sia voluto terminare la saga fin troppo frettolosamente, peccato ancora più grave se si considera quanti avvenimenti hanno segnato la storia d’Europa e non solo in quel periodo. Insomma, se si fosse davvero creduto nello show, si sarebbe potuta proseguire la storia in modo molto più convincente. Ma evidentemente Netflix non ci credeva più di tanto.

VIKINGS VALHALLA 3 – La trama
In un passato di oltre mille anni fa, all’inizio nell’XI secolo, VIKINGS: VALHALLA 3 prosegue la narrazione delle eroiche avventure di alcuni dei più famosi vichinghi mai esistiti: il leggendario esploratore Leif Eriksson (Sam Corlett), la sua impavida e tenace sorella Freydis Eriksdotter (Frida Gustavsson) e l’ambizioso principe del Nord Harald Sigurdsson (Leo Suter).
Sette anni dopo la tragica caduta di Kattegat, la terza stagione ritrova i nostri eroi, segnati da eventi che hanno infranto i loro sogni e alterato i loro destini, sparsi fra Scandinavia, Siracusa, Costantinopoli e Roma. Fra cronaca storica e fantasia, seguiamo i protagonisti in un mondo dove il cristianesimo si diffonde sempre più, con il potere della Chiesa che domina vasti territori. C’è chi verrà a compromessi e chi non tradirà le sue radici pagane, a costo di pagare un duro prezzo.

VIKINGS VALHALLA 3 – La recensione
Come dicevamo all’inizio, tutto scorre troppo veloce, per altro con una sfilza di personaggi che possono confondere. Durante la visione si ha la sensazione che Netflix abbia ordinato quest’ultima stagione chiedendo di fare il compitino e chiuderla lì. Un compitino fatto bene, sotto l’aspetto sia delle interpretazioni (gli attori sono tutti bravi, bisogna dirlo) sia delle ricostruzioni storiche (a parte la vecchia Costantinopoli, che sa di fittizio), ma che non convince fino in fondo. Insomma, siamo lontani dall’epica dell’originale VIKINGS di Ragnar Lothbrok.

Si notava meno dalle prime due stagioni, anche se era palese che il livello non fosse lo stesso, ma qui – in virtù di un’ingiustificabile fretta di mettere la parola fine – i difetti sono più marcati. Non che VIKINGS VALHALLA 3 annoi o proceda lento, ma chi ha seguito la saga di Ragnar noterà non poco la differenza.
Se l’obiettivo era ottenere lo stesso risultato col minimo sforzo, è chiaramente fallito. Anche per le macroscopiche incongruenze storiche: basta consultare Wikipedia per appurarlo. Ma rimane il fatto che sia un prodotto dignitoso, che si fa guardare e intrattiene senza troppe pretese.
GIUDIZIO: 3/5
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