Sarà questo anche il Paese del sole e del mare, ma per gli italici amanti del pallone non resta che la sola opzione b. Lunghi fine settimana sui bagnasciuga, perché in fondo il fascino del mare d’inverno non è solo quello che cantavano Ruggeri o la Berté. No, non c’è altra scelta per chi già a novembre si vede privato del calcio allo stadio o in tv, se non altro quello per cui si fa il tifo, si spendono soldi e tempo il resto dell’anno. Tanti giri di parole per una verità cruda: l’Italia ai Mondiali di calcio in Qatar non c’è.
Italia senza Mondiali, o forse no: meno male che c’è Paderno
Serie A in letargo, anche in Italia i riflettori sono tutti puntati solo sui Mondiali di calcio in Qatar. Paese del Golfo che ne ha eccome di mare, ma anche di sole e islamiche mezzelune. Però ora, in più, hanno anche la rassegna iridata che parte domenica. Il più grande evento sportivo del mondo, al pari solo delle Olimpiadi, in cui a essere presa a calci sarà – prima che la sfera di cuoio – la sensibilità dello Stivale, ancora orfano della propria Nazionale sul palcoscenico più importante. Sì, perché l’Italia che già aveva mancato con Ventura cittì la rassegna di Russia 2018: 4 anni di autoflagellazioni e una pandemia dopo ci si ritrova di nuovo senza il Mondiale. Che pure ha vinto 4 volte, da che si gioca per la Rimet e la Coppa più ambita del pianeta. Che, ironia della sorte, è nata a Paderno Dugnano dalle mani di Silvio Cazzaniga nei locali della Gde Bertoni che fu del compianto Giorgio Losa. E che oggi la figlia Valentina conduce, custodendo l’orgoglio di chi continua a realizzare i trofei e le medaglie più ambite, dalla Champions League in giù. La Coppa del mondo di calcio, un trofeo alto 36,8 centrimetri per 6 chili di peso, in oro massiccio a 18 carati e per un valore commerciale di 130mila euro, ha un significato più grande di quello che racconta la contabilità spiccia del suo valore economico. “Il Sacro Graal del pallone, uno degli oggetti più iconici del pianeta”, è stato definito nella mostra chiusa neanche 20 giorni fa a Volandia, a Somma Lombardo, per celebrare proprio i 50 anni della Coppa e i 30 dal Mundial di Spagna vinto dall’Italia di Bearzot e Pablito Rossi.
In Qatar: là dove hanno gas e ora anche i Mondiali di calcio
Francia, Brasile e Argentina partono con i favori dei pronostici, Belgio, Germania, Spagna e Inghilterra tentano di sovvertire i bookies. La finale sarà a Doha il 18 dicembre, in una città che 196 anni fa neanche esisteva e che oggi è capitale di uno stato ai vertici mondiali in termini di Pil pro capite. Hanno persino smesso di estrarre gas, da quelle parti, da tanto petrolio, contraddizioni e business hanno da attingere. Beffa nella beffa, per chi da qui si prepara a bollette più alte sfidando il freddo e l’onta di restarsene nuovamente in tribuna a far da spettatore.
Stefano Arosio
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