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Ceriano, manifestazione di solidarietà per gli armeni del Nagorno-Karabakh

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale di Ceriano Laghetto, è stata presentata una delibera riguardante il conflitto nella regione del Nagorno-Karabakh (in armeno Artsakh), area montagnosa nel Caucaso Meridionale, che si è autoproclamata repubblica indipendente nel 1991, anche se non viene ancora riconosciuta formalmente a livello internazionale.

La questione è stata sollevata da un cittadino cerianese che ha raccolto l’appello inviatogli dal console dell’Armenia affinché si accendano i riflettori, dopo che la situazione da quelle parti si è fatta particolarmente grave dalla fine dello scorso mese di settembre.

Attorno al Nagorno-Karabakh si giocò, e si gioca tuttora, la rivalità tra Armenia e Azerbaigian. Per capire le cause di tale rivalità bisogna tornare indietro alla Prima Guerra Mondiale quando l’Azerbaigian, con l’appoggio dell’Impero Ottomano, rivendicò la propria sovranità sul Nagorno-Karabakh, una regione storicamente popolata da armeni. Nonostante i turchi uscirono sconfitti dalla Grande Guerra, il controllo azero sulla regione venne riconosciuto dalle potenze alleate, probabilmente interessate a voler sfruttare i giacimenti petroliferi dell’Azerbaigian. La tensione tra armeni e azeri si tramutò in conflitto armato nel momento in cui Armenia e Azerbaigian vennero riconosciuti come stati indipendenti dopo la dissoluzione dell’URSS. Il Nagorno-Karabakh, abitato per l’80% da armeni cristiani, rimase sotto il controllo dell’amministrazione musulmana azera. Dopo la proclamazione della sua autonomia, la regione venne bombardata dagli azeri e l’Armenia scese in campo per difendere i suoi connazionali. Il cessate il fuoco arrivò nel 1994, dopo le negoziazioni e la mediazione di Russia, Iran, Kazakistan e l’ONU.

La tensione e la rivalità tra i due popoli però è rimasta ed è notizia degli ultimi mesi la ripresa degli scontri. Nella delibera cerianese si legge: “Dal 27 settembre 2020 si sta assistendo a una ripresa degli scontri, con un intenso e persistente attacco bellico dell’Azerbaigian nei confronti della popolazione e degli edifici dell’Artsakh, che ad oggi è un’area a maggioranza di popolazione armena e cristiana ma non riconosciuta a livello internazionale. Dal 10 novembre il conflitto è sospeso grazie ad un accordo di pace e all’intervento delle forze di peace-keeping della Federazione russa. Per gli armeni l’Artsakh è un simbolo, un’area di tradizioni millenarie tramandate di generazione in generazione, di fervore culturale e sociale, in particolare con la creazione di numerosi movimenti che ne richiedono l’indipendenza. Il riconoscimento della Repubblica di Artsakh è di fondamentale importanza per fermare il massacro degli armeni, gli attacchi indiscriminati nei confronti della popolazione cristiana, la distruzione di scuole ospedali e chiese, in un conflitto che rischia di configurarsi come un genocidio”.

L’obbiettivo della delibera è quello di supportare il popolo armeno nella richiesta di riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica dell’Artsakh, al fine di fermare gli attacchi bellici che ciclicamente colpiscono l’area e impegnarsi a chiedere alle autorità nazionali il riconoscimento dell’Artsakh, quale atto di solidarietà al popolo cristiano armeno al fine di porre termine per sempre alle ostilità che lo hanno colpito.

Il vicesindaco Dante Cattaneo, che ha introdotto e illustrato la deliberazione, ha voluto ringraziare i Consiglieri per il confronto suscitato su questo tema di portata internazionale: «È importante riconoscere il ruolo strategico e centrale della storia dell’Armenia per contrastare un sempre più prepotente espansionismo filoislamico e panturco che nel passato è stato foriero di immani tragedie e genocidi volti a colpire le genti e la loro cultura solo in quanto irriducibili cristiani. Purtroppo la debolezza dell’Europa ed il comportamento pavido di molte sue istituzioni deve indurre tutti gli uomini di buona fede a tentare di invertire la rotta prima che sia troppo tardi». Ai voti, la mozione è stata approvata senza voti contrati: favorevole la maggioranza, astenuta la minoranza.


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