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Condannata a 30 anni in appello Laura Taroni, ex infermiera del pronto soccorso di Saronno

 

Laura Taroni con l’ex amante Leonardo Cazzaniga

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Laura Taroni. L’ex infermiera dell’ospedale di Saronno era imputata per aver somministrato, tra il 2013 e il 2014, un cocktail di farmaci letali a suo marito, Massimo Guerra e a sua madre, Maria Rita con la complicità dell’ex amante, il medico Leonardo Cazzaniga, già condannato all’ergastolo un anno fa per l’omicidio di 12 pazienti. Nella requisitoria di lunedì scorso, il procuratore generale Nunzia Ciaravolo aveva affermato come Laura Taroni avesse dimostrato “una lucida volontà di uccidere portata avanti con tenacia”.

Laura Taroni venne condannata in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione confermata in secondo grado nel luglio 2019. Nel settembre 2020 però la sentenza di condanna venne annullata e rinviata  a causa di 13 pagine mancanti dalle motivazioni della sentenza d’appello che, secondo l’avvocato Monica Alberti, rappresentavano un’elusione integrale del problema delle condizioni psichiche della donna.

La nuova perizia, presentata lo scorso 25 gennaio di fronte alla Corte di Assise d’appello di Milano, aveva dimostrato come l’infermiera 44enne fosse capace di intendere e di volere. Taroni era “affascinata dalla morte, attratta dai farmaci, ma sana di mente, capace cioè di realizzare mentalmente quali potessero essere gli aspetti di disvalore relativi all’omicidio del marito e della madre” si legge nella relazione curata dallo psichiatra e professore di psicologia presso l’Università di Torino Franco Freilone. 

Pochi giorni fa la Taroni aveva scritto un messaggio dal carcere di Como, dove è attualmente reclusa, letto in aula da un difensore: «Ho ritrovato la donna che ero – è scritto nel messaggio – e la madre che voglio essere, nessuno meglio di me crede nella finalità rieducativa della pena, in carcere ho ritrovato serenità, penso ai miei figli e alla possibilità di riabbracciarli».


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