Bollatese, appello della Caritas: abiti usati, emergenza smaltimento.
“Portateci solo capi in buono stato”. Sono passati quasi dieci anni da quando il Comune di Bollate ha deciso di togliere i cassonetti dalle strade della città, concedendo alla cooperativa Vesti e Rivesti della Caritas di mantenerli esclusivamente sui territori delle parrocchie.
Da quel momento il Guardaroba della Caritas di Bollate, sito nei pressi della p.zza S. Martino, attivo da oltre trent’anni con l’obiettivo di fornire un aiuto nel vestiario agli assistiti del Centro di Ascolto, è via via diventato un punto di riferimento importante per i cittadini di Bollate, un posto sicuro dove poter portare, negli orari di apertura (lunedì e giovedì dalle 9.30 alle 11.30), gli abiti che non si usano più e che non si vogliono buttare nella spazzatura. L’aumentata mole del vestiario in arrivo al Guardaroba ha avuto, come conseguenza, una crescita del materiale da scartare e i volontari addetti alla cernita si sono trovati nella necessità di dover eliminare sempre di più indumenti non idonei al servizio di assistenza.
Negli scorsi anni il vestiario non utile veniva venduto e il ricavato utilizzato per implementare le scorte del Guardaroba (soprattutto biancheria intima), ma dallo scorso settembre sono iniziati i problemi: la persona che veniva a ritirare gli avanzi della cernita, di punto in bianco non si è più resa disponibile e grossi quantitativi di vestiario si stavano accumulando nel magazzino. Caritas ha cercato di trovare un’alternativa, ma delle tante persone contattate nessuna era disponibile a trattare il materiale “La stessa cooperativa dei cassonetti non riusciva a darci una mano – ci spiegano dalla Caritas – Alla fine, siamo ricorsi all’amministrazione comunale, a cui diciamo un grosso grazie, che si è resa disponibile a venirci in soccorso consentendoci lo smaltimento del materiale in esubero attraverso l’attivazione di una collaborazione con la società di servizi Gaia”.
Bollatese, appello della Caritas: abiti usati, emergenza smaltimento
Lo smaltimento del tessile rimane comunque un grosso problema da risolvere; riportiamo di seguito la lettera che, il presidente della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, ha inviato a tutte le comunità parrocchiali della diocesi: “Desideriamo mettervi al corrente delle crescenti difficoltà che il settore della raccolta, del riutilizzo e del riciclo dei rifiuti tessili sta affrontando chiedendo il vostro contributo per supportare l’economia circolare in ambito tessile attraverso comportamenti virtuosi a livello locale.
Le cause sono molteplici e di diversa natura. La raccolta del rifiuto tessile nelle province di Milano e Monza dal 2021 è cresciuta del 25%, ma contemporaneamente è costantemente diminuita la qualità del materiale raccolto. Nello stesso periodo è cresciuto del 76% il prodotto non riutilizzabile. A questo dato si aggiungono fattori politici, economici e tecnici… Per queste ragioni il settore (comprese tutte le cooperative sociali della rete “Riuse” che effettuano la raccolta mediante i cassonetti gialli con il logo di Caritas Ambrosiana) rischia il collasso, l’insostenibilità economica e la conseguente insostenibilità ambientale e sociale”.
Che fare dunque? Ecco l’appello della Caritas bollatese: “Per rendere più sostenibile il sistema, soprattutto a livello territoriale e facilitare il compito dei volontari del Guardaroba, chiediamo vivamente ai cittadini Bollatesi di: 1) portare al Guardaroba Caritas solo indumenti in buono stato, non datati, riutilizzabili per la distribuzione agli assistiti; 2) deporre nei cassonetti gialli della Caritas gli esuberi di vestiario che siano effettivamente riutilizzabili; 3) provvedere allo smaltimento nel rifiuto indifferenziato di tutto il vestiario vecchio, logoro o inutilizzabile”. Ma dalla Caritas bollatese arriva un appello anche per un’altra emergenza, quella delle coperte: le scorte stanno finendo e le richieste, con un inverno che si preannuncia gelido alle porte, sono sempre di più: chi ha coperte in buono stato da donare, le porti alla sede di via Leone XIII.
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