Una volta a Natale si mangiavano le noci e le spagnolette, ed era una vera festa. Sì, perché le noci e le spagnolette erano qualcosa di speciale, che non ci potevamo permettere tutto l’anno ma solo in quella particolare occasione. Io mi ricordo bene il cestino con la frutta secca che arrivava sulla tavola col panettone, manco fosse un piatto di ostriche…
Non lo racconto per nostalgia, per dire che si stava meglio quando si stava peggio, perché non possiamo negare che una volta eravamo tutti più poveri, che avevamo meno beni di consumo, che aspettavamo le noci a Natale come fossero oro e mai nella nostra vita avevamo visto un mango, una papaia e neppure un litchi… Eravamo più poveri, ma secondo me sapevamo assaporare di più i piaceri della vita. Stavamo peggio, certo, però sapevamo dare più valore alle cose.
Ripeto, non dico che stavamo meglio quando stavamo peggio, però non ho alcun dubbio che certi valori si sono persi, certi rapporti sociali e familiari si sono annacquati, quella genuinità nell’apprezzare le cose semplici è scomparsa.
Per fortuna tra pochi giorni si riaccendono le luminarie natalizie, almeno questa tradizione risveglia i nostri sentimenti ancestrali e ci suscita un senso di bellezza che richiama la semplicità di una volta. Ed è come tornare bambini.
Piero Uboldi
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