Domenica scorsa sono andato a fare la spesa in un supermercato della nostra zona e all’uscita, mentre mi trovavo nel parcheggio, ho visto un papà che giocava con sua figlia spingendola allegramente mentre lei si trovava seduta nel seggiolino del carrello.
La bimba rideva “a crepapelle” e quel suono di risata genuina mi ha fatto scattare nel cervello un senso di gioia. Sì, il mio cervello mi ha trasmesso un’ondata di felicità, facendomi capire quanto sia bello vedere un bambino che, nella sua genuinità, si diverte tantissimo per quelle piccole cose che per lui o per lei sono bellissime.
Oggigiorno scene come quella se ne vedono sempre meno, perché purtroppo ci sono sempre meno bambini, ma anche perché la frenesia dei tempi moderni porta i genitori a giocare sempre meno con i loro figli. Far crescere un figlio nella società attuale è qualcosa di estremamente difficile e complicato, spesso diventa un sacrificio, si è troppo stanchi o impegnati per mettersi a giocare. Ma al tempo stesso, se si ha un minimo di buon cuore, giocare col proprio figlio è anche un’esperienza meravigliosa.
Oggi che in Italia di bambini ce ne sono pochi, dovremmo essere tutti felici di sentire il vociare allegro dei bimbi, anche se magari ci può dare fastidio perchè stiamo lavorando o riposando: è il suono della vita, è meglio di una sinfonia di Beethoven.
Piero Uboldi
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