Il proprietario di Meta Mark Zuckerberg settimana scorsa in un podcast ha affermato che l’intelligenza artificiale potrà presto sostituire qualunque esperienza umana, incluso il bisogno di avere amici.
Questa affermazione del multimiliardario re di Facebook mi ha fatto riflettere parecchio e la cosa triste è che probabilmente Zuckerberg ha ragione: l’intelligenza artificiale si sta evolvendo rapidamente, ormai è in grado di sostenere veri e propri colloqui con chiunque, comprendendone livello culturale, passioni e desideri, per cui comincia a essere in grado di dare risposte sempre più efficaci a ciascuno di noi.
Pensate se questo programma informatico viene inserito in un pupazzo, in una bambola o, un domani, in un vero e proprio robot: avremo qualcuno di concreto con cui colloquiare amabilmente. Non si tratterà solo di chiedergli le previsioni meteo o che ora è, ma potremo confrontarci, discutere e magari, chissà, forse anche litigare. Ma sempre sapendo che dietro c’è una macchina che è stata creata solo per farci sentire felici.
Ma è vera felicità? A me sembra una felicità effimera, finta, di chi vuole vivere in una bolla, perché ciò che manca alla macchina è la personalità, i difetti, le paturnie, le incoerenze e le contraddizioni che hanno gli esseri umani, tutti elementi che rendono ciascuno di noi diverso e che, messo di fronte agli altri, fanno nascere relazioni intense e vere, che con una macchina non potremo mai riprodurre.
Piero Uboldi
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