Baranzate, quando a vent’anni “ti esplode la testa”: Sveva racconta la sua drammatica esperienza.
La storia di Sveva Silvestrin e il suo complemorte
Sveva Silvestrin ha 21 anni, abita a Baranzate insieme alla sua famiglia e la scorsa settimana ha voluto pubblicare sui social un video in cui racconta la sua storia. Un video che ci ha colpito molto, per il contenuto, ma anche per il coraggio di mostrarsi così come è ora Sveva, che proprio il 2 luglio 2025 ha “festeggiato”, come lo chiama lei, il suo primo “complemorte”.
Due dolcissimi occhi e un coraggio incredibile, una ragazza che ha dovuto lottare per sé e per la persona che era, prima di quel terribile giorno. “Quando hai 20 anni ci sono tante cose che ti aspetti possano accadere, non passare un esame, versare lacrime perché non ti scrive, perdere i contatti con alcuni amici, arrivare ultimo a quella gara per la quale ti eri allenato fino allo sfinimento… Quello che non ti aspetti a 20 anni è che un aneurisma cerebrale si annidi nella tua testa, una bomba silenziosa pronta ad esplodere. La mia testa è esplosa il 2 luglio del 2024”.
Prima di quel giorno Sveva, che ha frequentato le scuole elementari e medie a Baranzate e il Liceo Artistico ad Arese, cercava di capire cosa fare “da grande”; dopo essersi iscritta dapprima all’Accademia di Brera, da qualche mese era passata alla Facoltà di Architettura e lavorava come cameriera al MiPinsa di Bollate. Amante dello sport, adorava arrampicarsi, ed è stato proprio durante un allenamento di arrampicata che la sua vita è cambiata. “Sono uscita di casa per andare in palestra e non sono più tornata, io non ricordo niente. I miei compagni di corso mi hanno trovata per terra e avevo le convulsioni. Hanno immediatamente chiamato un’ambulanza e dopo gli accertamenti hanno capito che si trattava di un aneurisma cerebrale in seguito definito come congenito.
Mi hanno operata, io non sono mai stata cosciente, quando mi sono svegliata e mi sono trovata in ospedale non capivo, pensavo ad un trauma cranico, non capivo cosa stesse succedendo, non camminavo, ma all’inizio non lo sapevo, chiesi a mia mamma di portarmi le ciabatte per andare in bagno. In terapia intensiva mangiavo gelato, mia mamma mi leggeva Harry Potter. Poi mi hanno spiegato . Quello che non ti aspetti a 20 anni è di aver bisogno di qualcuno che ti lavi, ti vesta e ti pulisca come una neonata, è stato avvilente . Fisicamente incapace, psicologicamente distrutta”.
Dal 25 luglio al 21 dicembre Sveva, nel frattempo ricoverata al Don Gnocchi, ha iniziato una lunga riabilitazione sempre circondata dall’affetto dei suoi genitori. Nel video postato sui social Sveva indossa un foulard sulla testa e sul finale scioglie il nodo e mostra il suo aspetto.
“Questa ora sono io, con la mia testa deforme. Quando ripenso al prima, quando pensavo di avere una vita mediocre e noiosa…. Ora quella vita mi manca da morire”.
Il suo nuovo aspetto le è stato mostrato in ospedale, lei non era preparata: “Un’infermiera mi stava cambiando la fasciatura in testa, mi ha chiesto se mi fossi già vista allo specchio, io non capivo, pensavo intendesse se mi fossi mai vista con le bende e le risposi di sì. Fu in quel momento che mi vidi per la prima volta. “Ma questa non sono io!”. Sveva ad un certo punto, ci dice, ha capito che aveva due possibilità: piangere o reagire.
“Per quanto la situazione sembri difficile, l’essere umano ha una straordinaria capacità di adattarsi a tutto, va bene piangere, ma la forza arriva, siamo capaci. Io ho iniziato a lottare per me, per la persona che ero stata. La mia vita è cambiata, ora mi sono iscritta a Lettere Moderne, adoro scrivere, la mia mano sinistra non funziona bene, era inutile proseguire con Architettura. Ma ci tengo a dire una cosa per me importantissima: non bisogna dare per scontato che tutti reagiscano allo stesso modo, durante il mio percorso ho incontrato tante persone in difficoltà, disperate. Non bisogna in alcun modo colpevolizzarsi se non si riesce a reagire, vuoi buttarti giù? Hai tutto il diritto di farlo”.
Anche Massimo, il papà di Sveva, ci tiene molto a dire una cosa: “E’ da un anno che ci troviamo in questa situazione, è difficile, ma non vogliamo che passi il messaggio che bisogna per forza reagire. Ognuno affronta la situazione come può. Sveva nella sfortuna ha avuto la fortuna di non aver avuto grossi dolori. Speriamo che il suo video possa aiutare chi sta passando una situazione come la sua e ha bisogno dell’esperienza di un’altra persona per sentirsi meno solo”.
A Sveva piacerebbe tantissimo scrivere anche un libro per raccontare la sua storia, ci sta lavorando ed è consapevole della potenza delle parole quando si parla di malattia. “Il 2 luglio 2025 è stato il mio “complemorte” e dopo un anno posso dirlo: alla fine ho vinto io”, si conclude così il video di Sveva e anche la nostra chiacchierata con una splendida ragazza che ci ha commosso, ma al tempo stesso, attraverso la sua testimonianza, pensiamo possa davvero dare coraggio a chi sta attraversando un momento difficile.
Manuela Miceli
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