L’1 ottobre 2025 i cancelli dello stabilimento Bassetti di via per Legnano a Rescaldina si sono chiusi per sempre, sigillati da catene. Con essi cala definitivamente il sipario su quasi due secoli di storia industriale, che hanno intrecciato il destino dell’azienda tessile con quello di Rescaldina e di tutto il Saronnese.
Negli ultimi mesi, i circa 70 operai rimasti erano già stati ricollocati nello stabilimento di Cuggiono, mentre uffici e punto vendita erano stati trasferiti a Legnano
Chiusa la Bassetti di Rescaldina: la storia della fabbrica tessile
La Bassetti arrivò qui a metà Ottocento, quando Carlo Baroncini, cugino del fondatore Giovanni Bassetti, scelse Rescaldina come luogo ideale per tessiture e telai. Quello che nacque come un laboratorio artigianale divenne in pochi decenni uno dei poli produttivi più moderni d’Europa, punto di riferimento per migliaia di famiglie. Non solo occupazione, ma anche identità: la fabbrica plasmò l’urbanistica, i quartieri residenziali, le abitudini sociali di un paese che da agricolo divenne industriale.
Il legame superava i confini comunali. A Uboldo e Gerenzano vivevano centinaia di dipendenti che ogni giorno varcavano i cancelli di Rescaldina, portando in fabbrica competenze e relazioni che rinsaldavano la comunità. A Saronno, cuore commerciale e culturale del territorio, la presenza Bassetti si rifletteva nelle reti economiche e sociali: negozi, servizi e attività legate all’indotto trovavano nuova linfa grazie alla stabilità garantita dal colosso tessile.
Negli anni ’70 fino a 3000 lavoratori alla Bassetti di Rescaldina
Nel dopoguerra l’azienda rappresentò un modello di impresa sociale: convitti, asili, spazi ricreativi e persino sale da ballo raccontano un’idea di fabbrica come comunità, paragonata da molti all’esperienza di Olivetti a Ivrea. Non mancò l’innovazione: con la biancheria “pronta all’uso” e campagne pubblicitarie firmate da grandi creativi, Bassetti portò il design e la comunicazione italiana nel mondo.
Negli anni ’70 la fabbrica di Rescaldina arrivò ad ospitare fino a 3000 lavoratori.
Ma dagli anni Ottanta iniziò la parabola discendente: cessioni societarie, concorrenza internazionale e ridimensionamenti hanno eroso un patrimonio che sembrava intoccabile. Negli ultimi mesi, gli operai erano già stati spostati a Cuggiono, uffici e punto vendita a Legnano: l’addio era scritto.
Ora resta la domanda sul futuro dell’area: la proprietà punta sulla logistica, ma il Comune chiede tutele ambientali, viabilistiche e la salvaguardia del patrimonio storico, compreso il museo aziendale.
Per Rescaldina, Uboldo, Saronno e Gerenzano, la chiusura segna la fine di un’epoca. Ma la memoria collettiva di intere generazioni resta viva, impressa nei racconti familiari, nelle case costruite attorno alla fabbrica, nel paesaggio urbano che la Bassetti ha contribuito a trasformare. Una storia che non appartiene solo al tessile, ma all’identità stessa del Saronnese.
Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram




