La richiesta di perizia asseverata per chiedere il rimborso dalle grandinate, il cui costo varia dai 600 ai 700 euro, rende di fatto poco conveniente portare avanti la pratica. Emblematica la protesta di Patrizia Mamini, cislaghese che denuncia il ginepraio in cui ci si avventura con le richieste di ristoro.
Per la riparazione del tetto della seconda casa di Turate, lei e suo marito hanno sostenuto una spesa di 3mila euro, documentata con fotografie dei danni, preventivo, fattura dei lavori e pagamento tracciabile.
“La Regione Lombardia ci ha comunicato che la domanda è risultata “non validata” per mancata presentazione della perizia asseverata del professionista – spiega la donna – E’ proprio questo il punto: per ottenere il contributo, pari al 50% trattandosi di seconda abitazione, era necessario spendere 600–700 euro per la perizia, costo non rimborsabile, rendendo economicamente poco sostenibile la richiesta stessa”. Ma non finisce qui: “La modulistica online e la procedura sul portale risultano particolarmente complesse, articolate e difficili da compilare per un cittadino medio. La quantità di documenti richiesti, le integrazioni e i passaggi tecnici rendono l’iter impegnativo e scoraggiante, soprattutto per chi non ha competenze specifiche o assistenza professionale”.
Saronnese: rimborsi per le grandinate? Un ginepraio. La testimonianza di Patrizia
A questo punto Patrizia Mamini pone delle ragionevoli domande: “Se per un danno di 3mila euro l’iter risulta così complesso e oneroso, cosa accade nei casi ben più gravi, come le recenti alluvioni in Emilia-Romagna o i danni subiti in Sicilia e Calabria? Se le procedure rimangono le stesse, il rischio è che l’accesso agli aiuti diventi un percorso a ostacoli proprio per chi è in maggiore difficoltà. E’ giunto il momento che le istituzioni garantiscano trasparenza, equità e reale accesso ai fondi”. Patrizia Mamini lo ha scritto formalmente anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
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