Picchiato, torturato, seviziato e gettato ancora vivo, come fosse un rifiuto, in mezzo ai campi. Orrore a Bollate, sulle strade che da Castellazzo conducono verso Garbagnate, dove venerdì sera è stato trovato in condizioni critiche un uomo, marocchino, noto spacciatore di droga della zona dela Basso Varesotto. In particolare la brutale aggressione sarebbe avvenuta all’interno del Bosco del Rugareto, che si estende tra Rescaldina, Cislago, Gorla e Marnate. Qui l’uomo sarebbe rimasto vittima di un agguato e successivamente di sevizie durate ore.
Un vero e proprio “commando” sarebbe entrato in azione all’improvviso armato di machete e fucili.
Spacciatore marocchino picchiato e seviziato nel bosco della droga e poi gettato in campagna
L’uomo è stato legato e sottoposto a un calvario disumano: percosse, ustioni da sigaretta e torture atroci, tra cui la sodomizzazione con una bottiglia di vetro. Successivamente l’uomo è stato “gambizzato” a colpi di arma da fuoco.
Una modalità di violenza che è la firma di un chiaro e brutale avvertimento di chi, nel mondo della malavita, non vuole arrivare all’uccisione ma dare un segnale forte all’ambiente in cui si muove.
Caricato su un’auto, il ferito è stato infine scaricato in una zona di campagna tra Castellazzo di Bollate e Garbagnate, dove venerdì sera è intervenuta un’ambulanza il cui equipaggio ha faticato non poco per trovare l’uomo agonizzante, la cui presenza è stata segnalata da alcuni passanti.
L’uomo è ora ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale di Monza. La sua compagna si sarebbe già rivolta ai carabinieri di Rescaldina, fornendo elementi al vaglio degli inquirenti.
Gli investigatori stanno ora analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza poste agli accessi del bosco e lungo le direttrici verso Garbagnate. Si cerca inoltre di capire se esista un collegamento con un episodio analogo avvenuto due settimane fa nel Vigevanese, dove un altro pusher era stato gambizzato e mutilato di tre dita con un machete.
Le indagini, c puntano a una guerra tra bande rivali che da mesi si contendono il controllo della redditizia zona boschiva. Un territorio già segnato da precedenti drammatici, come l’omicidio di Ouadia “Jimmy” Bouda, risalente all’aprile 2022, per il quale, nonostante le inchieste, non sono mai stati individuati colpevoli certi. Uno scenario simile a quello che si è vissuto negli anni scorsi anche nel Parco delle Groane.





