di Stefano Di Maria
Arriva su Netflix la versione seriale del romanzo di Niccolò Ammaniti “Io non ho paura”, che qui prende il titolo di NO TENGO MIEDO. La miniserie messicana fa seguito alla trasposizione cinematografica del 2003, a firma Gabriele Salvatores, con cui non c’è palesemente nessuna intenzione di competere. Ecco che cosa ne pensiamo.

NO TENGO MIEDO – La trama
Messico, estate nel 1986. Miguel è un bambino di dieci anni la cui vita tranquilla, in un remoto paesino rurale, è sconvolta quando in fondo a una fossa nascosta nel terreno scopre Felipe, un coetaneo che è convinto di essere un fantasma. Tra i due nasce un’amicizia segreta, ma presto Miguel si rende conto di una verità ben più oscura: Felipe è stato rapito e tutti gli indizi conducono proprio alle persone che credeva di conoscere meglio.

NO TENGO MIEDO – La recensione
La miniserie targata Netflix non ha chissà quali pretese, non è nemmeno particolarmente emozionante. Tuttavia ha la capacità di non finire nel dimenticatoio grazie alle sue interpretazioni, in primis quella del piccolo Aldo Emiliano Navarro, davvero notevole, e a una scrittura che ai colpi di scena preferisce approfondire il contesto in cui vivono i protagonisti e la loro psicologia. La tensione è costante, anche nelle scene meno movimentate, senza mai abbandonare situazioni e personaggi, ciascuno dei quali ha molto da nascondere.
Il piccolo Miguel, scoprendo un segreto terrificante che gli rivela il lato più crudele e oscuro delle persone a lui più care o conosciute, si rende conto suo malgrado che non dovrebbe avere paura dei mostri del bosco quanto degli adulti.

Il tema centrale della trama sono le condizioni di estrema povertà in cui vive la gente dei villaggi, che anela un riscatto per raggiungere il quale è disposta a tutto. Già, ma fino a che punto? E’ questo l’interrogativo che pone il libro di Niccolò Ammaniti, ben rappresentato anche nella miniserie Netflix, che contrappone l’innocenza dei bambini alla brutalità degli adulti. Il finale, che sembra quasi aperto, in realtà lascia allo spettatore interrogativi sul senso di colpa e sull’importanza di assumersi la responsabilità dei propri errori.
IL NOSTRO VOTO:
7
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