Dopo 224 giorni di cure, anche Francesca, l’ultima dei 12 pazienti trasferiti a Milano dopo il drammatico incendio di Capodanno a Crans-Montana, è stata dimessa dal Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda. La sua uscita dall’ospedale ha segnato la conclusione del percorso ospedaliero per tutti i 12 feriti arrivati in Lombardia dopo la tragedia. Dieci di loro erano giovanissimi e avevano riportato ustioni gravissime.
Nei primi giorni dell’emergenza sono state impegnate contemporaneamente oltre 100 persone, tra medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo. Un lavoro che è proseguito per mesi e che ha richiesto il coinvolgimento di diverse strutture e specialità. AREU ha curato il trasferimento dei pazienti in elicottero, mentre il Pronto Soccorso e la Terapia Intensiva di Niguarda li hanno accolti, stabilizzati e avviati alle cure.
Il Centro Ustioni di Niguarda ha quindi garantito trattamenti specialistici di elevata complessità. La Banca dei Tessuti ha messo a disposizione oltre 25 mila centimetri quadrati di cute, mentre Pneumologia, Malattie Infettive, Chirurgia Plastica, Riabilitazione e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza hanno seguito i pazienti nelle diverse fasi del lungo percorso di cura.
Niguarda, una missione compiuta ma il percorso continua
Il bilancio dell’attività sanitaria ha raccontato la complessità dell’emergenza: sono stati eseguiti oltre 50 interventi chirurgici e ciascun paziente ha affrontato almeno una trentina di medicazioni in sedazione, oltre a numerose visite, medicazioni specialistiche e sedute laser.
Numeri che hanno rappresentato soltanto una parte del lavoro svolto dagli operatori sanitari. Dietro ogni intervento ci sono state giornate e notti di lavoro, fatica, scelte difficili e una costante attenzione alle condizioni dei ragazzi. Fondamentale è stata anche la vicinanza garantita alle famiglie durante un percorso segnato da grande sofferenza e incertezza.
Con la dimissione di Francesca, tutti e 12 i pazienti sono finalmente tornati a casa. È stata così mantenuta la promessa fatta ai genitori nelle drammatiche ore successive all’incendio: riportare tutti i ragazzi dalle loro famiglie. Una notizia che ha portato sollievo e gioia a chi li ha assistiti per mesi.
A sostenere il percorso dei giovani pazienti sono state anche le istituzioni. Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno seguito con attenzione la vicenda e hanno fatto visita ai ragazzi e alle loro famiglie, portando loro vicinanza e sostegno nei momenti più difficili.
Per i 12 giovani sopravvissuti, però, il percorso non è ancora terminato. Le ferite avranno bisogno di tempo per guarire e sarà necessario affrontare un lungo periodo di riabilitazione fisica e psicologica. Alcuni ragazzi hanno già iniziato anche un percorso di chirurgia della mano, seguito dagli specialisti di Multimedica, con interventi finalizzati a recuperare progressivamente la mobilità compromessa dalle cicatrici lasciate dalle ustioni.
Niguarda, mesi di cure e una nuova fase di vita
La dimissione ha rappresentato quindi non un punto di arrivo definitivo, ma l’inizio di una nuova fase. Fuori dall’ospedale i ragazzi continueranno ad affrontare controlli, terapie e percorsi riabilitativi, con l’obiettivo di recuperare progressivamente autonomia e qualità della vita. Un cammino lungo e delicato, nel quale sarà fondamentale anche il sostegno delle famiglie e degli specialisti che li hanno accompagnati durante questi mesi.
Serviranno tempo, pazienza e forza per tornare, passo dopo passo, alla vita quotidiana. La dimissione di Francesca ha però rappresentato un momento simbolico importante: tutti i 12 pazienti sono tornati a casa.
Il ringraziamento è andato quindi a tutte le donne e agli uomini che, dal primo giorno, hanno lavorato per salvare e curare i ragazzi: gli operatori di Niguarda, del Policlinico di Milano, di AREU, del Servizio sanitario lombardo e di Regione Lombardia. Una squadra che ha affrontato un’emergenza di straordinaria complessità con professionalità, collaborazione e umanità.
Il pensiero più commosso è rimasto infine rivolto alle giovani vittime che quella notte non sono riuscite a salvarsi e ai loro familiari. Il dolore per quelle vite spezzate resterà parte della memoria di tutti e dovrà rappresentare anche un monito a fare tutto il possibile affinché tragedie simili non accadano più.





