L’enorme debito pubblico italiano è come un treno composto da sette vagoni.
Sì, perché in media i titoli di Stato emessi per coprire il debito hanno una durata di sette anni. Per cui, se un anno lo spread è alto (e dunque vengono emessi titoli con tassi d’interesse alti), quel costo elevato ce lo portiamo dietro (in media) per sette anni.
L’Italia ha perso una grossa occasione nel 2018, perché si è staccato il vagone dei titoli emessi nel 2011, il famoso anno in cui lo spread volò a 600 punti e la finanza internazionale fece così cadere il governo Berlusconi.
Noi per anni abbiamo pagato gli interessi altissimi di quei titoli, prendendo i soldi dalle nostre tasse.
Adesso quel vagone si è finalmente staccato (restano solo pochi titoli residui a 10 anni), e così, se avessimo avuto nel 2018 uno spread basso, avremmo potuto risparmiare un sacco di soldi. Invece da marzo in poi lo spread del 2018 è stato decisamente alto, per cui il risparmio è stato modesto.
E nel 2019? Si rischia di sprecare un’altra occasione: quest’anno, infatti, si stacca dal treno il vagone del 2012, che aveva ancora interessi abbastanza alti sui titoli di Stato; se noi oggi avessimo uno spread basso, le casse statali potrebbero tirare un bel sospiro di sollievo. Invece no, lo spread rimane alto, anzi, negli ultimi giorni è salito ancora e anche il vagone del 2019 rischia di essere molto pesante, stracarico di interessi.
Che piaccia o no, bisogna riuscire a far diminuire questo benedetto spread, perché il treno è composto da sette vagoni, ma davanti a tirarlo non c’è una motrice, ci siamo noi con il nostro lavoro, il nostro sudore e le nostre tasse.
Piero Uboldi
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