Omicidio Giulia Tramontano, la difesa di Impagnatiello presenta ricorso in Appello che esclude premeditazione e crudeltà.
La difesa di Alessandro Impagnatiello, condannato per il femminicidio della compagna Giulia Tramontano incinta di sette mesi, sta lavorando al ricorso in Appello che sarà depositato nelle prossime settimane, prima della scadenza dei termini previsti.
Omicidio Tramontano, ricorso in appello per Impagnatiello
Con la sentenza dello scorso 25 novembre, arrivata in concomitanza della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, i giudici della Corte d’Assise di Milano hanno condannato l’ex barman all’ergastolo per omicidio, aggravato da premeditazione, crudeltà e convivenza. Hanno ritenuto il 31enne colpevole anche dei reati di occultamento di cadavere e interruzione della gravidanza non consensuale.
Le avvocatesse Giulia Geradini e Samantha Barbaglia ritengono che vadano eliminate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Le legali, già nel corso dell’arringa finale del processo in primo grado, avevano evidenziato la “condotta grossolana” tenuta da Impagnatiello nelle fasi successive al delitto, affermando che “mal si concilia” con quella “immagine di scacchista, pianificatore e stratega” ricostruita dall’accusa.
Nelle motivazioni della sentenza, arrivate nel mese di febbraio, si legge che Impagnatiello ha premeditato l’omicidio di Giulia per “quasi 6 mesi”. Dal dicembre del 2022, per la Corte, l’ex barman “ha accarezzato l’idea di sbarazzarsi della compagna, che pochi giorni prima gli aveva rivelato di aspettare un bambino da lui”, digitando sul web la ricerca “veleno per topi”. Da quel momento “non ha più abbandonato quel proposito criminoso; anzi lo ha fatto crescere e maturare dentro di sé, mentre in via parallela e speculare si intensificava e si consolidava la relazione segreta” con un’altra donna.
L’omicidio di Giulia è avvenuto la sera del 27 maggio 2023, proprio dopo l’incontro con la ragazza con cui Impagnatiello aveva una relazione parallela. 37 coltellate, 11 dei fendenti le sono stati inferti mentre era ancora viva. Per i giudici la vittima “ha senz’altro realizzato, sebbene per una manciata di secondi, che insieme con lei moriva anche il nascituro che portava in grembo”.
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