Dal bar di Misinto alle vette indiane del Ladakh, l’indimenticabile impresa in moto di un gruppo di amici
È nato per caso, davanti a un caffè al bar per fare quattro chiacchiere, ed è diventato un viaggio epico da ricordare per sempre. Un gruppo di 11 amici — nove uomini e due donne, tra cui i misintesi Francesca Pagani e Matteo Moltrasio, insieme ad Andrea Nitti, Massimiliano Colombo, Antonio Santini, Marco Balzarotti, Carmen Ramirez, Emanuele Verga, Andrea Ferraris, Cristiano Grandin e Matteo Mammarella — ha conquistato le vette più impervie dell’India a bordo delle leggendarie motociclette Royal Enfield.
Un itinerario di oltre 1.100 chilometri macinati tra asfalto, sterrati, fango e ruscelli, spingendosi fino al tetto del mondo. Dopo il primo impatto con il caos e le cucine benefiche di Delhi, la comitiva è volata a Leh, a 3.500 metri d’altezza, per iniziare l’avventura tra le vette del Ladakh. Ad accompagnarli, una guida locale e un vero e proprio “angelo custode”: il meccanico Mukkesh, capace di sistemare le moto in un baleno o di riparare un pneumatico bucato in appena 6 minuti e 20 secondi.
Ladakh, avventura in moto per 11 amici da Misinto e dintorni
Il tour ha toccato tappe straordinarie: dai paesaggi lunari della Valle di Nubra al cristallino Lago Pangong, fino ai panorami incontaminati di Hanle e del Lago Tsomoriri, a 4.500 metri. Il gruppo ha valicato passi leggendari come il Khardung La e soprattutto l’Umling La che, con i suoi 19.300 piedi (circa 5.880 metri), è la strada carrozzabile più alta del pianeta. Una menzione speciale è andata a Francesca e Carmen, instancabili passeggere che non hanno mai smesso di documentare il viaggio con le loro videocamere, sfidando polvere e freddo.
Non sono mancati i momenti di convivialità che da anni uniscono questo gruppo sulle due ruote: le soste al profumo di tè kava alla cannella, l’accoglienza calorosa di una famiglia locale che li ha ospitati a cena, le foto scattate con i residenti incuriositi e persino una festa a 4.200 metri d’altezza. Intorno al falò, tra le maestose montagne sacre del Ladakh, le note di Gigi D’Agostino si sono mescolate alla musica di Bollywood e al rock anni ’90.

«Abbiamo attraversato passi leggendari, respirato l’aria più sottile del mondo e riempito il cuore come mai prima», raccontano i protagonisti al rientro. «Il Ladakh è una lezione di vita: qui chi possiede poco riesce a donare molto. Portiamo a casa l’orgoglio di aver sfidato l’altitudine e la bellezza di un territorio unico, condiviso curva dopo curva».
Gabriele Bassani





