Da Limbiate al Parma calcio, l’incredibile estate di Gianpietro Manenti ricordata in un documentario che macina record sui social.
“Uno, Nessuno, Manenti”, sta spopolando sui social il docufilm di Dazn sulla surreale scalata del manager limbiatese Gianpietro Manenti, che nel febbraio del 2015 acquistò il Parma Calcio in Serie A alla cifra simbolica di un euro, promettendo milioni di investimenti che non arrivarono mai.
Presentato in anteprima al Festival della Serie A al Teatro Regio di Parma, il documentario è sbarcato sulla piattaforma streaming e sta letteralmente spopolando sui social network, diventando virale grazie a spezzoni di interviste e racconti a tratti totalmente surreali.
Nel documentario, l’ex presidente del Parma – oggi cinquantasettenne – non mostra alcun segno di pentimento e rilancia con una frase che ha già fatto il giro del web: «Io avevo ragione su tutto». Una presa di posizione speculare a quella di undici anni fa, quando l’imprenditore limbiatese sfidava i giornalisti masticando vistosamente una gomma in conferenza stampa, protetto da una giacca di due taglie più grande e citando a memoria banche e holding internazionali senza mai mostrare un solo documento contabile.
Gianpietro Manenti da Limbiate all’acquisto del Parma calcio
Il filmato ricostruisce pezzo per pezzo quel castello di carte traballante incentrato sulla “Mapi Group”, una società con sede legale in Slovenia che veniva spacciata come colosso internazionale ma che si rivelò, alla prova dei fatti, una scatola completamente vuota.
Mentre sui social gli utenti si scatenano tra ironia e incredulità per i passaggi più picareschi del racconto, il docufilm mostra anche l’altra faccia di quella tragica commedia: la disperazione dei 115 dipendenti del club che non vedevano lo stipendio da mesi, gli ufficiali giudiziari che pignoravano le panchine del centro sportivo di Collecchio e il capitano Alessandro Lucarelli che tentava di tenere unito uno spogliatoio abbandonato a se stesso.
A fare da perfetto contrappunto ai sogni di gloria di Manenti resta l’immagine simbolo di quel naufragio annunciato: la sua vecchia Citroën C3 bianca, con cui il manager faceva la spola tra Limbiate e l’Emilia, fermata dalla polizia municipale e sottoposta a fermo amministrativo sotto gli occhi delle telecamere per via di alcune centinaia di euro di multe arretrate e non pagate.
eQuella pazza corsa al vertice del calcio italiano si interruppe bruscamente il 18 marzo 2015 con l’arresto di Manenti per reimpiego di capitali illeciti, legato a un presunto tentativo di incamerare fondi tramite carte di credito clonate. Un epilogo giudiziario pesante che portò al fallimento formale del Parma.
A distanza di anni, mentre la rete ne celebra l’aspetto più virale e paradossale, a Limbiate la sua storia continua a essere ricordata come la parabola incredibile di un uomo comune che, con una straordinaria audacia, riuscì a tenere in scacco per un’intera stagione i milionari (veri e presunti) del pallone italiano.




