La crisi, questa maledetta crisi da cui l’Italia sta faticosamente cercando di riemergere, ha fatto un’altra vittima, e non è la prima nella nostra zona, purtroppo. Venerdì scorso a Bollate si è tolto la vita un piccolo imprenditore, un uomo stimato, una brava persona, un grande lavoratore, che ha sudato per anni e anni per costruirsi un futuro, ma alla fine si è sentito tradito. Tradito da chi? Probabilmente da un Paese che sa tutelare i diritti dei lavoratori dipendenti ma non sa tutelare i diritti di chi lavora in proprio, rischiando del suo. Sì, perchè se un imprenditore non paga un suo dipendente, il Tribunale del lavoro è molto rapido, giustamente, nel condannarlo a pagare. Ma se un lavoratore autonomo non riesce a farsi pagare, la Giustizia impiega anni per riconoscergli i suoi diritti, e i costi sono tutti a suo carico. Proprio questa è la ragione che ha portato alla tragedia di Giovanni, l’imprenditore di Bollate: non era uno sciagurato, era un imprenditore serio, ma non riusciva a farsi pagare i crediti che aveva e alla fine non ce l’ha più fatta. A lui dobbiamo il massimo rispetto, alla sua famiglia le più sincere condoglianze, ma per tutti Giovanni è un simbolo, il simbolo di un’Italia ingiusta che dobbiamo cambiare. Dobbiamo crederci, facciamolo per lui e per chi come lui ha perso la vita.
Piero Uboldi
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