Diciamolo subito: la proposta di Electrolux ai suoi dipendenti italiani, seppure con tutti i distinguo, le precisazioni e le correzioni di cifre del caso, ha tutte le sembianze di un ricatto: “Se vi riducete lo stipendio, continuate a lavorare, altrimenti ce ne andiamo in Polonia, dove i lavoratori costano meno”. Ma il grave è che ad una proposta di questo tipo, per quanto ritenuta “scandalosa”, non abbiamo nulla di serio da replicare. Perchè a dar forza all'Electrolux è soprattutto l'assoluta debolezza della controparte, che in questo caso non possono essere i lavoratori, di fatto sotto scacco, bensì il “Sistema Paese”, come lo chiama qualcuno di quelli che contano. Ebbene, il nostro “Sistema Paese” è stato ridotto ad uno straccio, grazie a Governi e a Parlamenti in cui sono rare le persone che hanno a cuore il loro Paese, persone che, anziché al lavoro, pensano a una legge elettorale di cui alla stragrande maggioranza degli italiani non importa nulla, e ancor meno importa ai lavoratori di Electrolux. Cosa può replicare questo Sistema Paese ad un'azienda che, sfruttando le regole squilibrate di questa Europa e considerando il clima di crescente ostilità creato negli anni contro chi fa impresa, a colpi di tasse, burocrazia e totale mancanza di certezza del diritto, decide di traslocare dove costa meno il lavoro, costa meno l'energia e si perde meno tempo dietro a timbri, carte e firme? L'Electrolux, purtroppo, sarà solo l'inizio, se a Roma continueranno ad occuparsi dell'Italicum al posto del Porcellum.
Gabriele Bassani
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