La lingua italiana è difficile. Noi non ce ne rendiamo conto, perché l’abbiamo appresa sin da piccoli e sorridiamo quando sentiamo uno straniero che commette errori.
L’Italiano, in verità, è molto complicato, e non solo perché c’è quel dannato congiuntivo che troppo spesso non viene usato o viene usato scorrettamente perfino da noi italiani, con risultati degni di Fantozzi e Checco Zalone. L’italiano è difficile anche nelle cose semplici, perché è strapieno di verbi irregolari; perfino gran parte dei verbi più utilizzati sono irregolari (venire: “io veno, tu veni, egli vene”, se fosse regolare, ma non lo è; andare: “io ando, tu andi, egli anda”). E’ difficile perché a volte non rispetta le regole neppure sui plurali (dito, diti); è difficile perché le preposizioni hanno le stesse regole delle uvette nel panettone (“vado in ufficio” dovrebbe essere uguale a “vado in cinema”, ma non è così). E’ difficile perché ci sono parecchie parole che hanno un doppio o triplo significato (mento, vite, tasso, era, bara, botte, dato, giusto per fare qualche esempio). E’ difficile perché “ai” e “hai” si dicono allo stesso modo, dato che la “h” è muta, ma il significato è molto diverso…
Insomma, quando sentiamo uno straniero che non parla correttamente, pensiamoci bene prima di prenderlo in giro: noi italiani facciamo fatica perfino a imparare l’Inglese, che è la lingua più semplice del mondo, come possiamo deridere chi cerca di imparare la nostra complicatissima lingua?
Piero Uboldi
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