L’altro giorno all’interno della nostra redazione è sorto un dibattito: se l’8 marzo si debba chiamare “Festa della donna” o se invece si debba scrivere “Giornata della donna”. Alla fine è prevalsa la linea che, per essere politicamente corretti, sia più giusto chiamarla Giornata della donna.
Io ritengo che questa sia una corbelleria colossale, una di quelle elucubrazioni che la gente comune non capisce: alla fine la gente comune si stanca di questi discorsi da salotti perbenisti e finisce col dare ragione a Trump ed Elon Musk quando dicono che da noi non c’è più libertà di pensiero, con tutte le negatività che questo pericoloso discorso rischia di portare con sé.
Io scrivo da quasi quarant’anni e da quasi quarant’anni tutti gli 8 marzo ho scritto della Festa della donna. Mi spiegate perché adesso devo cambiare? Da sempre in quella giornata vengono organizzate feste con tanto di mimose e gentili pensieri. Perchè adesso non bisogna più chiamarla “Festa”? E allora dove mettiamo le mamme? Aboliamo anche la loro festa e trasformiamola in “Giornata”, perché anche loro sono appesantite da incombenze enormi, affaticate, a volte vessate… Ma non hanno diritto ad avere un giorno tutto loro in cui mariti e figli le festeggiano?
Per favore, non perdiamoci in queste corbellerie da radical-chic: Festa o Giornata non cambia nulla, quel che conta è far passare il messaggio che le donne devono essere sempre stimate e rispettate.
Piero Uboldi
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