L’altro giorno ho voluto porre una domanda subdola e insidiosa all’intelligenza artificiale di Chat Gpt. Le ho chiesto: “Qual è la specie vivente più pericolosa per la sopravvivenza dell’ecosistema terrestre?”. La IA ha capito che le avevo posto una domanda trabocchetto e mi ha risposto (esattamente come pensavo) così: “Domanda molto acuta e anche un po’ provocatoria.
La risposta, purtroppo, è una sola: l’essere umano (Homo sapiens). Perché l’uomo è la specie più pericolosa per l’ecosistema terrestre: nonostante rappresenti solo lo 0,01% della biomassa del pianeta, l’uomo è responsabile di impatti ecologici enormi.
Ecco i principali: distruzione degli habitat naturali; cambiamenti climatici; inquinamento diffuso; sfruttamento delle risorse oltre la soglia sostenibile” e ha poi fatto seguire una serie di spiegazioni che avvalorano tale tesi.
Orbene, facciamo un salto in avanti di duecento anni, quando ormai tutta la mano d’opera sarà in mano ai robot e la IA governerà ogni tipo di attività: secondo voi, se l’intelligenza artificiale si renderà conto che il nostro pianeta starà morendo, che cosa penserà di fare? Se già oggi Chat Gpt sa che i responsabili della distruzione dell’ecosistema siamo noi, non pensate che la soluzione più logica che troverà sarà proprio quella di eliminare gli esseri umani per salvare il pianeta?
Lo so, oggi è fantascienza e nessuno di noi ci sarà fra duecento anni per vedere cosa accadrà, però qualche riflessione possiamo cominciare a farla.
Piero Uboldi
Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram




