L’avvento dei robot umanoidi sta cominciando a cambiare il mondo e aprile è stato un mese rivoluzionario sotto questo aspetto. Quando in Giappone il robot “Ace” batte giocatori umani esperti a ping pong, non stiamo assistendo solo a una dimostrazione di velocità e precisione, ma a una forma in cui decisione e movimento si fondono in tempo reale.
Allo stesso modo, la vittoria del robot umanoide “Flash” alla mezza maratona di Pechino non è soltanto un record sportivo, è la prova che anche in resistenza, efficienza energetica e stabilità dinamica i robot stanno diventando meglio di noi.
Per anni abbiamo pensato ai robot come strumenti: veloci, precisi, ma confinati a compiti ripetitivi o ambienti controllati. Oggi, invece, li vediamo muoversi nei nostri stessi contesti, li vediamo sfidarci e vincere.
Questo cambia il rapporto in modo sottile ma profondo. Se una macchina può superare l’uomo non solo nella forza o nel calcolo, ma anche nella coordinazione e nelle scelte, allora il confronto si fa delicato.
La domanda, quindi, non è se i robot diventeranno migliori di noi in alcune attività — questo è già evidente — ma cosa significhi convivere con entità che condividono i nostri stessi spazi nel mondo. Ogni rivoluzione tecnologica ha spostato l’asticella di ciò che consideriamo “umano”, ma questa volta la differenza è che la macchina non si limita ad aiutarci: ci affianca, ci imita e, sempre più spesso, ci supera.
Piero Uboldi




