Quante volte ci è capitato di scrivere che noi Italiani siamo un popolo di incoerenti, tutti pronti ad arrabbiarci quando vediamo un’auto in doppia fila, per poi parcheggiare anche noi in doppia fila, “ma solo per cinque minuti…”.
Ed è stata bellissima la scena che si è vissuta nei giorni scorsi, quando il Papa ha incontrato gli imprenditori e “gliele ha cantate”, dicendo che è immorale che i manager (privati, ma anche pubblici, è ovvio) abbiano stipendi stellari e gli operai facciano fatica a sbarcare il lunario. Papa Francesco ha invocato una maggiore equità sociale, affinché si riduca il divario tra i ricchissimi e i poveri, e tutti, ma proprio tutti, a sperticarsi nel fare i complimenti al Papa per la sua chiarezza, per la forza e la saggezza del suo messaggio.
Poi, il giorno dopo (il giorno dopo, non dopo un mese o un anno) ecco la beffa in Parlamento: Draghi fa mettere un tetto massimo di 240mila euro annui agli stipendi dei dirigenti pubblici, ma qualcuno fa scivolare nelle pieghe della legge un emendamento che toglie questo tetto per alcune categorie. E i parlamentari, manco fossero pecore, lo votano senza batter ciglio. Per poi stracciarsi le vesti e accusarsi l’un l’altro.
Per fortuna ora si sta rimediando alla beffa, ma che tristezza…
Cosa dire, dunque? Il 25 settembre andate comunque a votare, perché la Democrazia è una cosa seria. Tappatevi il naso, se volete, ma andate a votare.
Piero Uboldi
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