
Lo scorso fine settimana ho rimesso piede fuori dall’Italia, dopo quasi un anno. 2.500 chilometri in auto in un weekend tra andata e ritorno, attraversando tutta l’Austria e mezza Repubblica Ceca, per motivi familiari. Io ho sempre scritto su queste colonne che è importante viaggiare all’estero per conoscere culture e stili di vita diversi, ma quest’anno no, quest’anno vi suggerisco di restare nel nostro Bel Paese.
Perchè? Per molti motivi. Viaggiare in aereo oggi ha ancora troppe criticità, viaggiare in auto è un incubo: tutte le autostrade sono piene di cantieri, in Italia (solo dove ci sono gallerie) ma ancor più all’estero. Io in 2500 km ho contato la bellezza di 53 cantieri autostradali, una follia. Ma il vero motivo per restare in Italia si chiama Covid.
Lo scorso weekend mi sono reso conto che all’estero si vive una situazione paradossale: da un lato, appena capiscono che sei italiano, ti tengono subito distante, perché ti vedono come un infetto, un untore.
Dall’altro lato in quei Paesi che ho attraversato sono indietro anni luce rispetto a noi nell’attenzione a evitare i contagi: le mascherine le mettono (non sempre) solo per entrare nei negozi, baci, abbracci e strette di mano non sono vietati, la gente si assembra tranquillamente nei locali, guanti e misurazione della temperatura sono sconosciuti…
E comunque noi che, secondo loro, siamo gli infetti, abbiamo molti meno “nuovi casi” di Covid ogni giorno. Prendiamo un esempio a caso, martedì 30 giugno: in Italia un nuovo infetto ogni 422mila abitanti, in Austria un nuovo infetto ogni 204mila abitanti, in Repubblica Ceca un nuovo infetto ogni 71mila abitanti. Insomma, gli altri hanno più problemi di noi e guardano a noi come agli infetti. Stiamo a casa nostra, che è meglio.
Piero Uboldi
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